Angra – Secret Garden

Terza era per i brasiliani Angra, dopo l’abbandono di Edu Falaschi i nostri rintracciano Fabio Lione e gli affidano il ruolo di lead singer (anche se non “completo” come andremo […]

Terza era per i brasiliani Angra, dopo l’abbandono di Edu Falaschi i nostri rintracciano Fabio Lione e gli affidano il ruolo di lead singer (anche se non “completo” come andremo a vedere), una scelta sicura al 100% -anche se poco personale- sotto diversi aspetti, sia tecnici (come contestare classe e carriera di Lione?) che mediatici (il suo effetto volenti o meno lo fa sempre). Il risultato è Secret Garden, l’ottavo album, un disco per me abbastanza “debole” se comparato ai loro lavori migliori (anche se non esistono solo i paragoni), ma soprattutto un disco che non arriva a darti quel senso di completezza che sempre ti aspetti di fronte ai mostri sacri del genere. Eppure non stiamo parlando di un album da buttare senza ripensamenti (siamo ben lontani dal dichiarare ciò), le sue hit ed un certo intrattenimento fortunatamente non vengono mai lavati via del tutto, sarà solo il risultato finale a risentirne per forza di cose. Perché qualche volta arriviamo a storcere il naso (certi passaggi “banali” proprio non te li aspetteresti da loro), ma torneremo anche a “fiutare” come segugi incalliti dove sarà puntualmente richiesto.

Secret Garden è un po bastone e un po carota, alti e bassi a spiccare su ambo i lati, ma alla fine sarà il buonsenso a dominare perché il ricordo tutto sommato sarà preservato (poi dipende sempre quanto e che persone implacabili siamo), questo perché a volte siamo abituati a ricordare il bello e dimenticare il brutto. E’ come se gli Angra fossero stati colpiti da un impeto di “frenesia”,  quasi a dire che non si poteva più aspettare nell’ombra, bisognava uscire fuori per forza (la voce malefica potrebbe dire se erano davvero necessari cinque lunghi anni d’attesa per poi avere questo Secret Garden), ed è strano realizzare come il disco mi sembri più una sorta di “best of” piuttosto che un lavoro completo e curato sotto ogni aspetto. In ciò contribuiscono di certo le guest star Simone Simons (sulla comunque piacevole ma non scritta da loro -e si sente- title track, sorta di “pesce fuor d’acqua” rispetto al resto, in altri tempi sarebbe stata l’ottima bonus track di turno) e Doro Pesch (ottima sulla “forzuta” ed esaltante Crushing Room) più la presenza di alcuni brani cantati da Bittencourt per questioni di “comodità” interne (siamo arrivati anche a questo purtroppo), non malaccio la sua voce ma dovevi proprio farlo quando hai già in dotazione quello di un certo spessore? Tutto questo mi ha portato a quel poco di fastidio, compromettendo in parte l’ascolto (siamo ben lontani a mio parere dall’inizio della “seconda era” di Rebirth) e relativo giudizio finale.

L’inizio è bello tosto con una Newborn Me che porta acqua al mulino di Fabio Lione (meno Angra più altro, diciamo che forse non era sbagliato proseguire su tale direzione come si fa in parte anche sulla trascinante Final Light) ma soprattutto con la super power song Black Hearted Soul (Helloween meets Rhapsody with a remembrance of Angel’s Cry). Fortunatamente gli Angra non deludono quando c’è da esibire il reparto “solos”, questi sono sempre creativi e piacevoli da sentire, un tratto convincente e per nulla scontato da salvaguardare ogni santa volta. Storm of Emotions è un crescendo che salvo di striscio, mentre Violet Sky arriva proprio a infastidirmi (assieme a Upper Levels la coppia capace di “azzoppare” il disco drasticamente, il coro cantato in italiano posto in conclusione lo trovo incollato davvero male) senza secondi appelli. Buona la veloce e melodicamente ficcante Perfect Symmetry (che ti rimane in testa anche dopo) orpello di mestiere la chiusura acustica con Silent Call.

Otto dischi, e quando i due peggiori sono proprio gli ultimi due l’allarme scatta pericolante e automatico. L’incendio completo non è fortunatamente ancora scattato, gli spunti da vecchi leoni vengono ancora proposti puntuali, ma cosa succederà quando non ci saranno più loro a tenere a galla l’imbarcazione? Questo giardino non rivela le meraviglie che la segretezza -si suppone- prometteva, o si sperava di trovare.

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