Angantyr – Forvist

Ynleborgaz e i suoi Angantyr in presenza del quinto atto. Forvist è solamente l’ulteriore conferma stampata col sacro fuoco, quella di essere al cospetto di un artista “lineare”, che sa […]

Ynleborgaz e i suoi Angantyr in presenza del quinto atto. Forvist è solamente l’ulteriore conferma stampata col sacro fuoco, quella di essere al cospetto di un artista “lineare”, che sa esattamente come deve apparire un suo prodotto ancora prima di concepirlo solidamente. Angantyr è da sempre sinonimo di perfezione, sia che si parli dei primi ruvidi dischi che di quelli venuti dopo (in qualche modo catalogabili alla parola “eleganza”), il black metal usato per incantare e per incanalare forze tanto oscure quanto epiche; sotto questo aspetto ci troviamo di fronte alla sua forma più pura e magica, quella di matrice norvegese tanto per intenderci, dove a trionfare troveremo l’insieme, lontano da ogni sterile tentativo di “forma canzone”. Un tripudio di sensazioni che pensa  su più piani, pensa al lato primordiale per mezzo della violenza, al lato “sensoriale” grazie alla sua melodia ed infine a quello di “elevazione” grazie allo smaccato spirito epico che intinge lungamente ogni traccia presente (senza ammorbidirle badate bene, e quando l’epicità è filtrata in questo modo non si può far altro che sottostare e farsi condurre esattamente dove vuole l’artista).

Forvist rilascia il suo speciale sentore già ad un primo ascolto ma è con i successivi che colpisce in maniera definitiva, solo al successivo stadio comprendiamo infatti quanto ogni minimo passaggio sia pensato per la “magnificenza” e l’assoluto splendore. L’iniziale disorientamento è solo un passaggio dovuto verso la reale comprensione di un’opera che non ha punti deboli, riff che aprono scenari, e scenari che si aprono a loro volta verso la completa ammaliante esaltazione. E’ proprio l’esaltazione ad avermi dominato da cima a fondo una volta realizzato l’enorme potenziale di Forvist. Ma è anche vero che sarà difficile “duellare” con l’intensità sprigionata da queste sette canzoni che avranno come leader l’opener Laenket (anche la più lunga con i suoi 11 minuti), puro cristallo nordico, una bufera di proporzioni incredibili in grado di lasciare un segno deciso, di dominio assoluto.

Cosa non fanno quelle chitarre, manipolano onde sonore che escono fuori profonde e classiche. E poi verremo dilaniati dalla voce di Ynleborgaz, autentico rantolo di passione il suo, di chi ci metto dentro tutto e di più. Paragonerei la musica degli Angantyr ad un “dolore postumo”, o a quel livido che appare all’improvviso, senza portarci il ricordo di come ce lo eravamo procurato, insomma qualcosa del genere. Come un seme di non sapere di avere che nasce all’improvviso, questa la sensazione che lasciano I Forfædres Fodspor (cosa non è quella melodia che emerge), Vemods Hjemstavn (alla quale basterebbe il solo giro iniziale), title track (stra-consigliata agli amanti di Satyricon, Perished ed Enslaved), Fælles Fjende (oscurità su due/tre marce diverse), Stille Skarpe Knive (cupissimo il suo incedere) e Skovens Egne Våben (assolutamente splendida e drammatica).

Beh, in poche parole Forvist è un “must have” in campo black metal per quanto riguarda l’anno 2012 (e non solo). Poche altre cose negli ultimi tempi mi hanno dato una tale completezza, fruirne con regolarità diventa quantomai necessario.

About Duke "Selfish" Fog