Amon Amarth – Surtur Rising

Gli Amon Amarth sono ormai diventati un “simbolo” sul versante nordico del metal, partiti da subito con convinzione e rudezza sono riusciti nel tempo a plasmare un proprio marchio su […]

Gli Amon Amarth sono ormai diventati un “simbolo” sul versante nordico del metal, partiti da subito con convinzione e rudezza sono riusciti nel tempo a plasmare un proprio marchio su una proposta dai relativi “pochi sbocchi”. Una produttività eccezionale li fa arrivare all’ottavo disco in tredici anni, tredici lunghi anni di continui successi dove ogni nuovo pargolo portava a se “prodigiose” vagonate ricolme di nuovi quanto sempre più agguerriti seguaci. Cosa si può accusare agli Amon Amarth per la crescente notorietà acquisita? Io dico assolutamente nulla, hanno fatto il boom suonando musica che trasuda un’anima sincera (la melodia è parte integrale del loro sound praticamente da inizio carriera) schietta e coraggiosa, è sempre stato così e spero lo sia per ancora per lungo tempo a venire. Dopo innumerevoli album siamo ancora qui a parlare delle solite caratteristiche, e poco male se la melodia fa la sua presenza più spesso (ma -ripetendomi- bisogna dire che c’è sempre stata e basta ascoltare i primi lavori per accorgersene), perché il nuovo Surtur Rising è l’ennesima conferma di come gli Amon Amarth riescano ad essere ancora tanto/molto creativi nella loro completa e statica immobilità sonora. Per capire al meglio il nuovo nato bisogna conoscersi per bene, solo chi ha la piena consapevolezza di cosa volere o meno dalla loro musica potrà continuare ad apprezzare le solite scorribande di Johan Hegg e soci. Personalmente e fortunatamente riesco ancora a perdere la testa per i loro tipici riffs, alcune canzoni di Surtur Rising hanno saputo esaltarmi a dismisura mentre la rimanenza riesce a difendersi più che bene mostrando al pubblico un lavoro compatto, privo di filler, “vario” ma soprattutto maturo. Insomma il caro e vecchio metallo Svedese colpisce ancora una volta e mi fa un enorme piacere essere ancora qui a parlarne positivamente.

Surtur Rising è una continua delizia, ci sono alcuni brani (i miei preferiti) come Töck’s Taunt – Loke’s Treachery Part II, Slaves Of Fear (l’inizio!l’inizio!), The Last Stand of Frej (poetica e da pella d’oca nella parte in cui “si lascia andare”) e Wrath Of The Norsemen, che non avrebbero stonato affatto su un disco come The Avenger (tanto per far capire di come lo scorrere del tempo non intacchi determinate “corde”). Mentre altri come War Of The Gods (sarà certamente uno dei nuovi “terremoti” in sede live), Destroyer Of The Universe e For Victory Or Death portano avanti quell’impronta diretta e “accalappiagiovani” con pugno fermo e deciso sul proprio intento (poi c’è anche spazio per la “vecchia scuola” con la selvaggia A Best Am I). Menzione a parte si merita la conclusiva, coraggiosa (per la presenza delle tastiere) ed epicissima Doom Over Dead Man, un brano che – non so come – mi ha ricordato le atmosfere di un film come Conan Il Barbaro; davvero una degna quanto imprevista conclusione per questo disco.

Come al solito troviamo la presenza della copertina infuocata a sottolineare la fortissima linearità di una discografia che dopo i primi due dischi è riuscita a livellarsi in un modo eccezionale. Le chitarre di Soderberg e Mikkonen sono precise ed evocatrici di irrefrenabili e magiche trame come da sempre, così come la batteria ad “elicottero” di Andersson mentre il gigante Hegg da parte sua offre la consueta prova di fiera potenza e precisione (anche se appare un pelino meno carico rispetto al passato).
Ho pensato molto al voto da distribuire, visto su come bisogna tenere conto di diversi fattori, ma alla fine ha prevalso l’equilibrio (anche perché per arrivare a sfiorare voti ancor più alti mi devono avvicinare quel “mostro” di debut). In fondo, tolte le prime cose, tutto il materiale targato Amon Amarth sino a questo punto della discografia “galleggia” fra il sette e l’otto, la decisione di quanto realmente sia giusto “lasciarsi andare” varia poi da individuo ad individuo.

Surtur Rising non è forse riuscito a fare breccia nel cuore di tanti, nel mio invece ha lasciato un bel ricordo, un ricordo che non vuole svanire. Potrà forse diventare il loro album più rivalutato in futuro? chissà, forse forse si.

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