American Heritage – Prolapse

Voglia di staccare la spina in maniera definitiva ? Bene, gli American Heritage vi offrono un bel compromesso garantendovi 33 minuti lontano da tutto e tutti. L’unica cosa che dovrete […]

Voglia di staccare la spina in maniera definitiva ? Bene, gli American Heritage vi offrono un bel compromesso garantendovi 33 minuti lontano da tutto e tutti. L’unica cosa che dovrete fare è quella di procurarvi Prolapse, disco uscito sul finire del 2014 per Solar Flare Records (supervisionato dalla “garanzia” Sanford Parker).

La loro musica è una pura coltellata girata e rigirata senza rimorso dentro la ferita, non troverete ossigeno ma solo l’irrazionale voglia di colpire ripetutamente, appaiono scarni ed efficaci e ci piacciono esattamente così (certamente il motto “ad ognuno il suo” va tirato in ballo), classicamente, inequivocabilmente “dritti alla faccia”.
In tutto questo riescono anche ad offrire formule articolate (quantomeno mai banali) passando dal catrame dello sludge ad attriti più diretti ed abrasivi di matrice ora rock ora core. La tracklist è vomitata fuori pungente e senza troppi ricami (è pure chiusa da tre cover in successione: Hürtin’ Crüe di marca Descendents, Thirsty and Miserable dei Black Flag e Bulletproof Cupid dei Girl Against Boys), una valanga pronta a sommergere sui colpi secchi delle chitarre e su una voce incurante, sfogata e rocciosa (un sinonimo di schiettezza che non potrà che far piacere).

La compattezza è tutto su Prolapse e gli American Heritage lo sanno molto bene, si piazzano comodi e dilaniano i loro strumenti ora con rabbia e piglio, ora con straniante e meticolosa calma (provate a dare ascolto alla lunga ed acida Constant and Consuming Fear of Death and Dying per esempio). A vigere ci sarà solo “la cattura in diretta”, per mezzo di trappole magari antiquate, ma con un loro sempre funzionante perché. Non parliamo di un capolavoro ma parliamo di un disco che fa bene (forse addirittura più dei capolavori stessi), capace di tenerti sopra un cornicione pieno di spine, sarà qui che deciderà se spingerti o disorientarti per quel poco -o tanto- che serve.

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