Amberian Dawn – Magic Forest

E’ un mondo fatato quello degli Amberian Dawn, un posto dove il male non può nuocere poiché nemmeno contemplato, considerato. Solo grazie a questo pretesto il nostro ingresso al suo […]

E’ un mondo fatato quello degli Amberian Dawn, un posto dove il male non può nuocere poiché nemmeno contemplato, considerato. Solo grazie a questo pretesto il nostro ingresso al suo interno sarà ben accetto, ma purtroppo diventa sempre più difficile riuscire ad entrare in sintonia con tutto ciò, il modo in cui vanno le cose in generale tende a far volare sempre meno la fantasia e se a questo aggiungiamo che il “boom” di un certo modo di fare musica è passato di moda o ancor peggio “visto male” oggigiorno noteremo come il grafico d’apprezzamento sul nuovo Magic Forest diventa quantomeno preoccupante già in partenza.

Troppo facile attaccarli per “come suonano”, per la loro ostinazione nel voler rimanere agganciati a questo tipo di songwriting, il rischio di precipitare malamente diventa sempre più concreto ma in qualche modo mette anche “toppe di cemento”, solidifica lentamente un trademark di chiara “derivazione altrui” e in tale azione lo migliora tenendolo così a galla a dispetto del tempo. E in tal maniera non arrivano di certo a fare i miracoli con il nuovo Magic Forest, però riescono a raggiungere livelli realmente gradevoli, ragionati, ma soprattutto ben espressi e pure longevi a dispetto della forte semplicità di fondo. Ovviamente non si deve aver l’obbligo di andarselo ad ascoltare, è musica “troppo particolare”, troppo selettiva (a discapito della sua forma completamente immediata) ormai, la nicchia di fans è ben delineata e probabilmente se lo procurerà ad occhi chiusi, diciamo che le critiche saranno prese “seriamente” solo da questo lato della barricata, le altre saranno solo inutili attacchi tesi unicamente allo stile di musica suonato.

Ultimamente mi sono un po allontanato dal Power Metal sinfonico con voce femminile però devo dire che l’ascolto di questo Magic Forest mi ha da subito piacevolmente convinto. Sarà inutile quindi citare i soliti Nightwish (la nuova cantante Capri, con loro ormai da due anni, fa ricordare abbastanza l’era degli stessi con Anette Olzon mentre musicalmente ho più volte pensato al periodo Wishmaster/Century Child, quello più “sporcato” di Stratovarius style diciamo) in primis con a ruota i vari Epica, Edenbridge e Within Temptation, è questo il territorio calpestato con insistenza dagli Amberian Dawn e da qui mai ci si vuole muovere.

La nuova cantante porta un rinnovato “colore”, è davvero brava e sfoggia un repertorio intrigante, affronta senza paura sia le parti più sostenute in doppia cassa così come quelle atmosferiche o zuccherose, non manca nemmeno di emozionare quando c’è da salire di tonalità o quando c’è da seminare d’improvviso qualche “velo lieviemente drammatico”. Più lo si analizza e più sale il gradimento per quello che ci troviamo per le mani, la voce è dunque promossa a pieni voti e anche le dieci canzoni si lasciano tutte ascoltare gradevolmente, tra di loro è piacevole riscontrare la presenza di qualche “picco” (rintracciabili a mio gusto nella opener Cherish My Memory, in Dance of Life e I’m Still Here).

Il Power Metal sinfonico degli Amberian Dawn sfocia molto spesso nell’Aor quando si tratta d’estrarre il refrain più “orecchiabile” possibile e fortunatamente -alla fine- non ne sbagliano neanche uno, è naturale sentirne qualcuno meno riuscito o in qualche maniera “fastidioso” nel corso di un disco intero, ma questo non è fortunatamente il caso di  Magic Forest, un album che riesce a portare la barca all’ormeggio senza alcun intoppo.

Il songwriting si basa (ovviamente) sulle tastiere, sempre pronte ad accollarsi sulle spalle ogni pezzo, guidando il resto della carovana con sicurezza al successo generale. La prima Cherish My Memory è tanto naturale quanto “timida”, diventa presto un “little masterpiece” d’immediatezza grazie ad un ritornello davvero stra-indovinato da sentire ancora e ancora senza sosta. Dance of Life, title track ed Endless Silence mettono in mostra invece il lato più classico e Power della band riuscendo in pieno nella missione. Andando avanti mi sento poi di essere d’accordo con la scelta della band di mettere solo alla fine un brano lento (l’intesa Green-Eyed dove Capri arriva ad emozionare non poco) concentrando un ritmo bene o male sempre sostenuto e quant’altro lungo tutto il cuore e oltre del disco. Agonizing Night ci porta uno dei migliori chorus della release mentre Son of Rainbow rappresenta in pieno l’esempio di “cementazione” fatto prima, ovvero come fare cose ormai a dir poco abusate e non finire per annoiare maldestramente. Prima ho messo I’m Still Here tra le mie preferite, ma probabilmente sarà così per pochi visto come il brano sia a ben sentire anche il più banale, “spoglio” del lotto, a mia difesa non posso dire altro: “è questo l’incantesimo della semplicità”.

Magic Forest è un disco riuscito, semplice e riuscito, non richiede nessun sforzo ed evidenzia benissimo ogni componente dell’insieme, non importa che sia batteria, basso, voce o le chitarre, tutto si divide la propria meritata fetta di palcoscenico con le indiscusse “leader” del progetto.

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