Amaze Knight – The Key

E’ un percorso carico d’aspettative quello intrapreso dagli Amaze Knight, tuttavia alla band Torinese non servono troppe presentazioni, hanno già ben chiaro in testa l’approccio ed il mondo che intendono […]

E’ un percorso carico d’aspettative quello intrapreso dagli Amaze Knight, tuttavia alla band Torinese non servono troppe presentazioni, hanno già ben chiaro in testa l’approccio ed il mondo che intendono esplorare con la loro musica. Sono bravi strumentisti e ce lo fanno subito notare tramite la scelta di mettere “armi e bagagli” nella più pura essenza del Progressive Metal. E’ bello vedere combattere ancora oggi (il disco autoprodotto è uscito nel 2013) alcune band in questo genere, un genere che vede allontanarsi sempre più il proprio “periodo d’oro” e relativi capolavori annessi. E loro sembrano -al momento- non volersi staccare da tale periodo (se quest’album fosse uscito a cavallo fra i novanta e i duemila, non avrebbe di certo faticato ad ottenere una realizzazione fisica da parte di qualche etichetta, ma questa è solo un inutile, postuma constatazione), sembrano volerlo in qualche modo riaccendere, riavviare, ogni cosa avvalora quest’intenzione, i suoni, lo stile vocale (cercare di ricalcare troppo l’operato LaBrie porta ad inevitabili confronti) e la costruzione tipicamente “Theateriana” periodo Images and Words/Awake. Tutto ciò dovrebbe inizialmente bastare per capire quanto gli Amaze Knight siano inerenti o meno ai nostri gusti e concetti, ma subito dopo (cosa importantissima) non dovremo nemmeno dimenticare il fatto di essere pur sempre al cospetto di un “opera prima”, la prima testimonianza di questi ragazzi che si sono riuniti con la volontà di comporre musica propria, seguendo istinti e quant’altro ne derivi. Perché può essere facile mettere su un gruppo, ma di sicuro l’impresa diventa più ostica quando si vuole battere un genere particolare come quello qui protagonista, questo è sempre bene non dimenticarlo.

The Key arriva sotto forma di concept, un tutt’uno sensoriale che vuole andare a pizzicare l’ascoltatore laddove questi è più vulnerabile, solo che da questo punto di vista poteva essere fatto qualcosa in più, attraverso l’uso di un colore spiccatamente “acceso” -o di un velo drammatico maggiore- si poteva dare quell’emotività tanto auspicata, ma c’è anche da sottolineare come un certo “distacco” sia tipico del progressive, la sua perfezione e le sue svolte tecniche sono sempre solite soddisfare in primis i “maniaci strumentali” piuttosto che dei “semplici” ascoltatori, persone che solitamente vivono l’ascolto su un piano diverso.

Cinque canzoni per tre quarti d’ora di musica, i nostri trasportano l’ascoltatore attorno ai nove minuti di media per brano, talvolta cambiando molto -l’opener Imprisoned (Shadows Past) sembra messa appositamente li per decretare le proprie capacità “instabili” ed eclettiche- mentre in altri casi si bada ad una certa linearità come nel caso di Restless Soul o del piacevole “lentone” Heartless (impossibile non pensare ai maestri Pink Floyd nella seconda parte del brano). Si potrà dire che The Key da un lato sia capace d’impressionare altamente mentre di contro sembra non riuscire a completare un certo mosaico sonoro, sono l’aspetto positivo (comunque abbastanza evidente) e la tecnica, che vanno a cozzare contro il non saper generare o formulare la necessaria attenzione (arrivano sempre puntuali sensazioni di distrazione ad ogni nuovo ascolto), e alla fine rimane addosso veramente poco (nonostante  sia oggettivamente “tanto” quello messo in mostra).

Un opera prima densa ed affascinate, da sondare, da provare se certi suoni stuzzicano positivamente la nostra mente. In questi casi dare dei voti risulta fastidioso, si rischia di uscire da quella specie di “recinto sacro” legato ad ogni tipo d’opera prima legata a chissà quali fattori di fatica e speranza. Talvolta è meglio lasciare scorrere le parole, lasciare che pregi e difetti emergano naturalmente come è giusto che sia. Poi, come per ogni cosa, ci sarà la persona in grado di recepirlo in misura maggiore e quella che invece sbadiglierà inevitabilmente sino a dormire. Al momento prendiamo atto di queste cinque eleganti composizioni, sperando di poter risentire presto buone novelle da parte degli Amaze Knight.

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