Alien Deviant Circus – Ananta Abhâva

Ananta Abhâva è il terzo lavoro per i francesi Alien Deviant Circus, sicuramente un disco ingombrante, capace di guardarti sempre dall’alto al basso, forte della sua imponente e forse troppo […]

Ananta Abhâva è il terzo lavoro per i francesi Alien Deviant Circus, sicuramente un disco ingombrante, capace di guardarti sempre dall’alto al basso, forte della sua imponente e forse troppo lunga ora e dieci minuti di durata (tutto dipenderà da quanta confidenza troveremo al suo interno, vi basti pensare che la tracklist prevederà solamente cinque brani). Materiale per incalliti “follower” di scenari industriali esposti su spigolose spoglie black metal, l’ideale per chi non ha mai dimenticato l’operato di gentaglia “fredda” come Mysticum in primis, ma anche di Dødheimsgard, Diabolicum ed Aborym.

Gli Alien Deviant Circus imbastiscono ed infiocchetano un bel rituale, musica che ha certamente bisogno dei suoi “bei tempi dannati” di gestazione. Ad esempio non sarà facile reggere l’apertura con AP (Nâda), ventuno minuti disturbanti protratti sino all’estremo dei sensi o della capacità di saper reggere nascosta in ognuno di noi, una bella bastonata in grado di spiegare la situazione più di mille dispersive parole. Ananta Abhâva non rappresenta uno scherzo, e questo brano se ne sta li beato nel mezzo a comunicartelo in qualità di grosso cartello con le giuste avvertenze di facciata. Concepire un lavoro di questo tipo nasconde del coraggio spropositato, amore per l’arte e per la “creazione” in primis, con gli ingredienti che non verranno mai mescolati maldestramente fra di loro, le cose si mantengono sotto questo aspetto “ordinate”, quasi si rispettano a vicenda anche se ciò non vuol dire obbligatoriamente “meno fastidio”, angoscia o quant’altro a lei collegabile.

I primi passi nel loro mondo non saranno di certo aiutati dalla seconda in scaletta Hiranya – Garbha (Shakti), questa volta i minuti saranno diciannove (di cui almeno quattro di speciale introduzione narrata), sempre scanditi, “cardiaci”, ovattati ed implacabili. Il disco cerca di metterci continuamente i bastoni fra le ruote in maniera sensoriale, proprio per questo motivo faticherà ad accattivare ingenti schiere di loschi personaggi soliti bazzicare determinati scenari. Verremo sedati con della materia che farà una fatica immane nel mostrarci differenti angolazioni, solo la giusta predisposizione psicologica potrà salvarci in tal caso. Inutile dare un voto perché ci troviamo in uno di quei casi dove la musica arriva a generare i più completi degli opposti, se troverete la giusta sistemazione lo adorerete, in altri modi – e cosa molto probabile- non potrete far altro che odiarlo profondamente con tutte le vostre viscere.

Con Ananta Abhâva gli Alien Deviant Circus ci depongono davanti una sfida non semplice, sapremo raccoglierla? Sapremo fare tesoro della sua essenza “moderato-disturbante”? Questo disco è come un verme che lentamente cerca di scavare la propria sicura tana, riusciremo noi a resistere alle sue silenziose radiazioni?

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