Alghazanth – Eight Coffin Nails

Cinque anni, cinque lunghi anni. Il mio debole per i finlandesi Alghazanth è ormai noto se avete letto le precedenti recensioni qui presenti. Beh, la notizia dell’arrivo dell’ottavo album mi […]

Cinque anni, cinque lunghi anni.

Il mio debole per i finlandesi Alghazanth è ormai noto se avete letto le precedenti recensioni qui presenti. Beh, la notizia dell’arrivo dell’ottavo album mi stava lentamente consumando sin dal primo annuncio. Naturalmente non nutrivo alcun dubbio riguardo caratteristiche o bontà del nuovo Eight Coffin Nails, perché quando sei abile in ciò che fai se finisci a prenderti del tempo (magari accompagnato dai problemi della vita che fungono sempre da ottima ispirazione) vuol dire solo che stai “pesando” la situazione, e che magari vuoi essere il più sicuro possibile, convinto di poter tirare fuori solo il meglio che il monicker può offrire.

Potrei aver finito le parole per descrivere la musica targata Alghazanth, ma in fondo mi piace parlare di loro, mi piace perché immagino i tanti che ancora non sono riusciti a fare la loro conoscenza, immagino di essere uno di loro e quindi spero che vagando per l’internet questi possano venir solleticati a fare un passo nella loro direzioni leggendo i miei umili deliri.

Eight Coffin Nails fa quello che deve lungo 51 minuti altamente emozionanti e ben studiati, minuti che ti fanno domandare come diamine sia possibile che gli Alghazanth non vengano più spesso menzionati in giro fra i nomi che più contano. La maestosità della Finlandia black metal passa anche da loro, come l’ideale anello di congiunzione tra il veleno sputato in faccia e nobili, mistiche, persuasive melodie. Potrei ascoltare decine di volte la prima Self-Exiled e le sue tastiere apocalittiche poste con sagacia sullo sfondo. L’impianto lavora che è un piacere e non si corre mai il rischio di perdere l’attenzione, Eight Coffin Nails diventa così l’ennesimo paletto incredibile partorito dall’entità di Gorath Moonthorn e Thasmorg.

L’album va dritto per la sua via, spinge e stringe per mezzo di chitarre ora pungenti, poi tendenti all’ampio e persuasivo respiro. Un brano come Facing the North parla da solo, praticamente quello che vorrei sempre sentire da qualcuno alle prese con la melodia su base black metal. Aureate Water parte oscura ed epica lasciandoci intendere la portata di ciò che stiamo vivendo e ascoltando. La ricetta magica degli Alghazanth non si può discutere, va lasciata viaggire sui suoi binari, binari fatti di grandezza e amore per il genere di musica scelto di suonare.

La materia da loro modellata da una parte continua a stupirmi per quanto viva e brillante riesce ancora ad essere. Non si sfugge dalle successive The Upright Road (quanta bellezza su quelle strofe) e At Their Table, dalla magica The Foe of Many Masks (quelle chitarre dove trasportano!) o da Twice Eleven prima di finire alla grande con i nove minuti di To Flames the Flesh (se esistesse per loro la parola “sperimentazione” sarebbe da usare in questo caso).

Gli Alghazanth con Eight Coffin Nails si impongono un’altra volta, le loro sono “soffuse, attutite sensazioni”, ma ormai che ve lo dico a fare. Fiondatevi, altro non c’è da fare.

  • 78%
    - 78%
78%

Summary

Woodcut Records (2018)

Tracklist:

01. Self-Exiled
02. Facing the North
03. Aureate Water
04. The Upright Road
05. At Their Table
06. The Foe of Many Masks
07. Twice Eleven
08. Pohjoinen
09. To Flames the Flesh

About Duke "Selfish" Fog