Alcest – Shelter

La luce ad irrompere, la luce che mette a nudo ogni cosa, la luce che scopre e rivela, niente più le si può nascondere, nessun finto gesto, nessun finto giro […]

La luce ad irrompere, la luce che mette a nudo ogni cosa, la luce che scopre e rivela, niente più le si può nascondere, nessun finto gesto, nessun finto giro di parole, solo un unica essenza, solo sincerità. La luce che arriva da Shelter è viva, concretamente viva e può dare fastidio già solo per questo, perché il disco ride ma lo fa  “beffardamente” tramite un altissimo grado malinconico, questo sono oggi gli  Alcest, prendere o lasciare (un detto stra-abusato certo, ma che in questo caso acquisisce il suo reale valore). Mi stupisce vedere in giro gente che si stupisce o “si delude” (quasi ostinatamente, come se fosse una missione) , che critica questo disco solo perché il lato metal è stato ormai accantonato (non ci eravate ancora arrivati?), credo che in fondo la creatura di Neige non cambi poi molto in approccio e vedute, certo la componente “ruvida”, diciamo di “sfogo” è sparita completamente, ma lo spirito degli Alcest resta, persiste chiaramente ed è più sognante che mai; eppure chi li ha seguiti dagli inizi dovrebbe essere un qualcuno che sa “accettare”, qualcuno che sa lasciarsi trascinare da melodie zuccherose (e zeppe di luce) senza alcun pensier materiale addosso (e questa cosa non la capirò mai, ma ognuno è diverso a modo suo no?).

Ho imparato a girare largo dalle cose complicate, forse è per quello che non ho avuto la minima difficoltà con Shelter, già un primo ascolto rivela “magia”, gli altri non fanno altro che consolidarla, pezzetto per pezzetto ho compreso semplicità e potere di ogni canzone, sia che si tratti della splendida quanto immediata La Nuit Marche Avec Moi (picco più alto della produzione secondo me) sia della più ricercata Voix Sereines (un lento signor crescendo).
E piano piano capisci quel titolo, un rifugio, un qualcosa di esclusivo, condivisibile solamente con noi stessi e stop, l’esaltazione del saper sprigionare sentimenti facendoli esplodere dentro (anche se immagino come il disco possa emergere al meglio durante qualche pomeriggio primaverile).

E la durata complessiva è pure quella giusta, i pezzi sono quelli giusti, si esprimono, schiudono e concludono nel momento adatto , perfetti esempi sono la breve Away (avete un cuore?) o i dieci mesmerizzanti minuti della conclusiva Délivrance (corro a piangere di gioia in un angolo), anche Opale emerge alla distanza e da semplice canzonetta che sembra diventa importantissima apripista di codesto caledoscopico viaggio.

Rock?Alternative rock? Shoegaze? Vedeteci un po quello che vi pare, io non riesco a pensare a niente, Shelter è solo pura e semplice sensorialità, cercare di controllarla o decodificarla è lo sbaglio più comune che potrete fare, so che le recensioni devono -quasi per forza- erigere etichette, facilitarne in qualche modo la comprensione, ma qui non c’è ne davvero bisogno (questo discorso  non vale più molto in sti tempi pensandoci bene), musica per la purezza, niente di più, niente di meno. In tanti non sono ancora pronti, in tanti magari lo saranno, altri non lo saranno mai invece, ma poco importa, ciò che importa è questo disco, un lavoro che vaga “sopra”, nel mezzo, fra terra e sole, cercare di metterlo in un recinto è solo tempo sprecato. Grazie Neige.

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