Albireon – A Mirror For Ashen Ghosts (Part One)

Nuovo capitolo per gli Albireon di Davide Borghi e nuovo affresco sonoro o nuovo “effetto trainante-malinconico” se preferite le descrizioni più strane e affascinanti. Affascinante come la musica partorita da […]

Nuovo capitolo per gli Albireon di Davide Borghi e nuovo affresco sonoro o nuovo “effetto trainante-malinconico” se preferite le descrizioni più strane e affascinanti. Affascinante come la musica partorita da un progetto che continua a calpestare la sua strada, una strada arredata a questo giro da tinte opache e da un “effetto contemplativo” abbastanza marcato.

La miccia scatta già innanzi l’immagine di copertina e a un dipinto capace di lanciare le prime briciole introduttive che poi troveremo accoppiate con la musica. A Mirror For Ashen Ghosts (Part One) si mantiene lì, timido, un’oscura presenza che prova a rallentare i propri battiti nel tentativo di “dare” un qualcosa di speciale ai nostri momenti più intimi e riflessivi.

Giovano non poco diversi ascolti (anche a distanza di tempo uno dall’altro), pronti a favorire l’incontro di prime e più mature sensazioni date dal trasporto pressoché continuo presente in tracklist. A Mirror For Ashen Ghosts (Part One) ci chiede il distacco da tutto, in primis dalla frenesia di questi tempi, una frenesia pronta ad azzerare ogni tipo di sensazione. E così nasce la volontà di Albireon di riavviare a suo modo (e nel suo piccolo mondo) determinate cose, tizzoni che possono (e devono!) tornare a brillare per emettere quel calore necessario e motore di vita.

Senza la malinconia non si va da nessuna parte e A Mirror For Ashen Ghosts (Part One) ce lo ricorda sotto ogni rintocco, ce lo canta attraverso spaccati canori ben centellinati ma fatti per restare. Questo è il modo che abbiamo in Italia di fare Folk, ed è questo che ci distingue rispetto alle altre nazioni. Calore e sapore diversi, aspetti che vanno ad incanalarsi nell’anima senza passare per le “solite” strade.

Il tema di riferimento dell’album volge lo sguardo agli abusi psicologici e agli episodi di “piccola violenza” che molte volte possono compromettere un’intera esistenza. Ferite difficili da curare, ma ferite che spesso possono richiudersi proprio grazie agli aiuti di onesti cantori come gli Albireon. Per mezzo della loro creatività cercano di lasciarci affrontare i nostri personali demoni da soli, come è giusto che sia.

Il livello di empatia sul quale gioca l’album esce fuori anche dalle dediche a Dead (l’intero disco) e David Gold (la canzone Through Branches of Grim Beauty). C’è una linfa particolare ed introspettiva all’interno di A Mirror For Ashen Ghosts (Part One), ma in ogni caso sta a voi cercare di coglierla nella maniera più consona. Troveremo spunti inediti per il monicker Albireon (provate ad ascoltare My Grave in the Heart of the Woods giusto per sottolineare l’evidenza) ma nulla che possa spostare drasticamente l’ossatura di un progetto che aggiunge un importante tassello alla propria discografia.

About Duke "Selfish" Fog