Aiumeen Basoa – Iraganeko Bide Malkartsutik

I baschi Aiumeen Basoa arrivano al traguardo del primo full-lenght dopo uno split di quasi dieci anni prima. Sorta di nuovo inizio per loro, molta curiosità per noi. Il primo […]

I baschi Aiumeen Basoa arrivano al traguardo del primo full-lenght dopo uno split di quasi dieci anni prima. Sorta di nuovo inizio per loro, molta curiosità per noi. Il primo impatto crea di per se già molto interesse, nome, provenienza e genere sprizzano mistero da ogni poro. Trattasi di folk metal estremo, e qui tutti penseranno “che palle, l’ennesimo gruppo folk che se ne esce misteriosamente da chissà dove per far felice la moltitudine di kids ossessionati da Finntroll, Korpiklaani e altri loro simili“, ma proprio qui starebbe l’errore, evitare sciaguratamente (o di proposito) gli Aiumeen Basoa, primo perché hanno ben poco da spartire con il resto della scena folk “che tira e conta” (la loro musica sembra provenire come intenti e produzione direttamente dagli anni 90 acquisendo in quest’ottica una spiccata quanto strana personalità), secondo e naturalmente cosa più importante, la musica, e l’alta qualità che ne scaturisce in continuazione.

Iraganeko Bide Malkartsutik non è di certo materiale facile da affrontare, partendo dalla durata considerevole delle canzoni (la media è più o meno di nove minuti cadauna) si può intendere di quanto il disco necessiti di un oscuro “lavoro uditivo” prima di poter riuscire nel suo intento di “plagio” del fruitore. Tenendo conto del fatto di trovarsi pur sempre di fronte ad una forma “folk metal”, si potrà dedurre -o concludere- con facilità di quanto il tutto acquisisca toni altamente inusuali.

Breve postilla, non so quanti lettori conoscano l’operato di una realtà ungherese dal nome di The Moon And The Nightspirit, fautori di un ethereal folk zigano d’alto spessore. Bene, gli Aiumeen Basoa sembrano catturare quell’identica spiritualità (grazie a violino e voce femminile) con l’ovvia aggiunta della componente estrema del metal (sono presenti parti black metal perfettamente integrate al resto). Il risultato è misticheggiante, molto vario (le canzoni passano da momenti molto dolci ad altri completamente velenosi) e privo della sola minima sbavatura compositiva. Oltre al reparto strumentale il disco decolla totalmente grazie alle prestazioni vocali maschili e femminili (fuoriescono accurati incastri), ogni nuovo intervento -pulito o “sporco” che sia- impreziosisce l’album di volta in volta (ingrossandone il valore) dando vita ad un continuo e sempre interessante mutamento. Violini, tastiere ed chitarre acustiche completano ed arricchiscono l’impianto sonoro, mentre la volontà di voler essere il più variopinti possibile fa si che la noia non mostri mai il proprio impietoso volto. Eccellente il duo di apertura formato da Kantauriko Trabain Erruak e Jentil Odola che assieme alla penultima -e magica- Ekaitzaren Begitik vanno a formare un tris ideale (da lacrime nelle ultime due citate alcune strofe alla In The Woods, cose da non credere) e positivamente nocivo.

Etereo, “terreno” e capace di sprigionare momenti heavy e progressivi come noccioline, Iraganeko Bide Malkartsutik va ascoltato, metabolizzato, dopodiché non potrà trovare opposizione alle porte del vostro cuore. Se in passato avete dato la vostra opportunità a formazioni uniche come Darkestrah, Negura Bunget, Falkenbach o Primordial, ora datela senza timore anche agli Aiumeen Basoa, e chissà, magari in futuro su questa personale lista potranno finiDrci pure loro.

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