Aetherian – The Untamed Wilderness

E’ il tipico esordio col botto quello dei greci Aetherian, il loro The Untamed Wilderness ci viene portato alle orecchie direttamente dalla Lifeforce Records, etichetta che negli ultimi tempi è […]

E’ il tipico esordio col botto quello dei greci Aetherian, il loro The Untamed Wilderness ci viene portato alle orecchie direttamente dalla Lifeforce Records, etichetta che negli ultimi tempi è riuscita a ritagliarsi una certa affidabilità in campo melodic death metal (il lancio dei Deadlock o l’aver creduto negli Omnium Gatherum, i quali hanno ben deciso di ripagare la fiducia sfornando per loro i lavori migliori e non ultimi gli Hanging Garden). Tale affidabilità verrà suggellata una volta per tutte con il qui protagonista The Untamed Wilderness, un lavoro ruvido e melodico dai tratti veramente alti, fragorosi ed entusiasmanti, capace di omaggiare alcuni grandi nomi senza per questo mollare la presa per quanto concerne la furia o la capacità di spiccare nel fatteor songwriting.

Un buon lavoro melodic death se non è ispirato perde quest’oggi almeno il 50% del suo potere già alla partenza (e niente si può fare per recuperare), soprattutto se non hai già il tuo tratto distintivo già installato, ma per fortuna gli Aetherian superano immediatamente l’esame (cosa non propriamente facile vista anche la scelta di puntare su un full-lenght bello corposo di 54 minuti) riuscendo a portarci a ridosso di reazioni e scosse emotive non da poco. A ben vedere l’unico ostacolo iniziale potrebbe essere fornito dalla “cavernoso/lamentosa” prestazione vocale dell’anche bassista Panos Leakos, la sua prova non cerca di certo l’empatia facile (come magari ci si aspetterebbe, ma direi che con tale scelta si guadagnano pure dei punti inaspettati) e tal cosa potrebbe produrre smarrimenti iniziali o incomprensioni, e non è detto che queste vengano successivamente sanate in qualche modo vista la necessità di staccare che hanno in molti, ma è comunque giusto sapere che si può finire infilzati dentro un costante livello di aggressività. Tolto questo “orpello” non vedo altri ostacoli che possano abbattere un certo entusiasmo, le canzoni magari impiegheranno quella volta in più per “rodare” a modo, ma quando lo faranno diventeranno come delle calamite, cardini pungenti capaci di rimanere scolpiti dentro a lungo.

The Untamed Wilderness inizia “largo” con la prima Wish of Autumn Twilight, minuti di ricerca prima di partire sul serio ma sempre con circospezione -la parola da adoperare è: classe- e all’insegna di una costruzione priva di sbavature e capace di pungere verso la conclusione. La seconda Dark Earth ci mostra invece l’altro lato della musica Aetherian, quello spigliato e indirizzato al nocciolo per mezzo di melodie accattivanti ed eleganti. As the Veil Fades prende le prime due canzoni e le fonde mirabilmente prima di lasciare posto alla “sbornia da spostamento” recante il nome di Black Sails. La seconda parte del disco non cede in fatto di qualità, soprattutto per quanto riguarda quella cosa pazzesca di The Rain (melodie cucite con sbalorditiva maestria tanto da restare appiccicate addosso), senza naturalmente omettere l’epica Seeds of Deception, la rude e spigolosa Shade of the Sun e il persuasivo fanalino di coda The Path.

Gli Aetherian proseguono un verbo basato sull’asse (evidente) formato dal binomio Dark Tranquillity/Insomnium, con i finnici che in verità si avvertiranno un po’ ovunque, così come si avvertirà svolazzare la provenienza “non nordica” del progetto (leggasi maggior cupezza generale), e proprio da questo punto a mio modo di vedere, si dovrà partire per iniziare ciò che verrà. Infine lodi per l’artwork esterno (la copertina si lascia ricordare) ma anche quello interno che prevede disegni specifici per ogni canzone.

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