Æther Realm – One Chosen by the Gods

Prendete una band all’esordio, fatela nascere negli Stati Uniti e fatele suonare un genere completamente Europeo. Nello specifico miscelate due nomi “Viking” per eccellenza come Amon Amarth e Thyrfing (con […]

Prendete una band all’esordio, fatela nascere negli Stati Uniti e fatele suonare un genere completamente Europeo. Nello specifico miscelate due nomi “Viking” per eccellenza come Amon Amarth e Thyrfing (con lo spirito aggressivo dei primi e la capacità di “aprire” la canzone dei secondi) con il metallo Finlandese alla Children Of Bodom, Kalmah/Northern e via discorrendo; una volta focalizzata l’attenzione su tutti questi gruppi/fattori avrete più o meno di fronte cosa sono gli Æther Realm e il loro debutto chiamato One Chosen by the Gods.

Sulla carta -bisogna dirlo- c’erano tutte le “buone intenzioni” per fallire, di solito questi prodotti risultano perlopiù poco ispirati e buoni magari solo per la loro metà, invece il suddetto debutto è riuscito nell’impresa di dare speranza, è riuscito a divertire oltrepassando pericolosi fiumi fatti di pochezza e arida staticità.
Il punto forte di One Chosen by the Gods è il suo essere “bello tutto”, oltre a partire con una marcia in più riesce pure a mantenerla, migliorandola addirittura grazie ad un finale a dir poco scoppiettante (Odin Will Provide e Oak sono le migliori per chi scrive).

Tastiere vellutate, sognanti, voce estrema e graffiante, chitarre irrefrenabili, questa è la ricetta che andremo a scoprire brano dopo brano, introdotti dall’intro “fantasy/western” di Journey of Discovery passando per una Hourglass che lascia già intendere la pasta coriacea di questi giovani ragazzi (da non sottovalutare nemmeno il tormentone di Swampwitch nella prima parte del disco, impossibile non fare qualche collagamento con i Dark Tranquillity in tal caso). Il viaggio non cede mai il passo alla monotonia (parola molto semplice da raggiungere, ma per fortuna sempre aggirata con stile) e nemmeno ravvicinati ascolti intaccano il valore di un lavoro indiscutibilmente buono sotto ogni truce aspetto. C’è voglia di far bene, ci sono la cura di ogni passaggio e di ogni melodia (se continuano così potranno fare già “il balzo” in tempo relativamente breve) senza perdere mai di vista una certa e fondamentale leggerezza (che aiuta non poco).

Ho apprezzato anche la scelta di una copertina che sembra uscita direttamente da qualche disco degli anni novanta. Quando certe diramazioni sembrano morte e sepolte, quando anche i grandi nomi sembrano fallire o convincere poco, ecco che ti arrivano gruppi “salvatori” come gli Æther Realm, pronti a reggere il vessilo e farti rivedere ogni tipo di preconcetto. Non posso far altro che sollecitare la ricerca di questo piccolo e “giusto” gioiello.

About Duke "Selfish" Fog