Abyssphere – Shadows And Dreams

Secondo disco per i russi Abyssphere (ancora una volta sotto Endless Desperation Productions) e altra buona prova avvolta nella più completa e abbondante sufficienza. Shadows And Dreams scorre veloce ed […]

Secondo disco per i russi Abyssphere (ancora una volta sotto Endless Desperation Productions) e altra buona prova avvolta nella più completa e abbondante sufficienza. Shadows And Dreams scorre veloce ed indolore lasciando l’ascoltatore immerso dentro un metal melodico e dal vago tocco estremo. La loro musica parte come una specie di melodic death ma non perde mai di vista il romanticismo tramite influenze gothic/doom. Il miscuglio di generi non è assemblato male con la parte catchy che riesce ad avere la meglio senza apparire mai troppo stucchevole. Scusandomi per il gioco di parole ho avuto l’impressione che tante melodie facili o – che dir si voglia – elementari, diventino con gli ascolti un qualcosa di più, un valore aggiunto che rende Shadows And Dreams un disco da tenere in considerazione come valido acquisto per pochi denari o come riempitivo per qualche ingente ordine. Non si rasenta l’eccellenza certo, ma l’insufficienza almeno per quanto mi riguarda non è da tenere in considerazione. A tanti forse potranno apparire inutili, “plasticosi” o peggio scialbi, ma quei pochi che seguono con un certo interesse la scena est europea sapranno fare tesoro di questo lavoro come di altri del medesimo livello e stile. Cantato in lingua madre, tastiere (un po alla Nightwish o se preferite “finnish style”) ad impreziosire il tutto e doppia voce maschile (pulita e “sporca”) per una interpretazione intrigante e di ottimo livello. Le chitarre sono belle vive e dinamiche, svolgendo al meglio la funzione “portante” di ogni canzone. Con le loro ritmiche le tastiere vanno puntuali a nozze, riuscendo a trovare quasi sempre soluzioni vincenti, lasciando altrove lo spettro del cosiddetto piattume. L’iniziale Episode sarà alla fine il brano più caratteristico e forse più adatto a spargere il nome Abyssphere in giro per il globo. Gladiator invece, come già il titolo fa intendere, è rocciosa ed epica e porta alla mente i loro connazionali Arkona (leggere armonie folkeggianti appaiono durante l’ascolto del full-lenght ma non sono mai troppo dominanti). Il suono della lingua russa rende la musica davvero affascinante (e qui sempre e solo chi batte certe zone può capirlo), e le voci riescono nell’intento di farsi volere bene. Il growl è di buon livello mentre le clean vocals riescono a dare un tocco abbastanza personale e apprezzabile alle canzoni. Aspro e roccioso gothic si sente in Hell Without You, mentre Demon of Rows riavvicina almeno tastierosamente gli Abyssphere ai Nightwish. I gorgheggi però qui non trovano “casa” e il tipico modo di fare russo si prende con autorità differenti meriti. Tocca a Under the Moonlight riportare un pizzico di velocità in più (questa volta sono i Dark Tranquillity ad emergere qui e là), ma bisogna anche ammettere che tolto il buon inizio la canzone scema un po nel suo decorso. The Song of Distant Lands invece rappresenta quasi una seconda parte di Gladiator, ma gli Abyssphere escono a testa alta quando si tratta di formulare vaga epicità, questo brano ne è valida conferma. Shadows And Dreams è concluso da Confession e dalle sue linee vocali soffuse e tranquille, dei pezzi lenti è forse quello più riuscito (da ascoltare l’intreccio delle due voci e la virata elettrica al termine). C’è ancora tempo per la cover di As We Die dei finlandesi Charon, per fortuna i nostri estrapolano una canzone dal loro periodo più felice e l’ascolto può dirsi concluso in scioltezza.

Non chiedono troppo gli Abyssphere e con medesimo spirito bisogna tentare l’approccio alla loro musica. Nei suoi tre quarti d’ora Shadows And Dreams fa il possibile nel cercare i suoi appigli, ma lo capirà veramente solo chi ha tanta fame di musica.

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