Abstract Spirit – Horror Vacui

Horror Vacui è il terzo tassello discografico della formazione russa Abstract Spirit. La band era in continua e lineare crescita, e con questo capitolo superava letteralmente ogni “limite” imposto dalle […]

Horror Vacui è il terzo tassello discografico della formazione russa Abstract Spirit. La band era in continua e lineare crescita, e con questo capitolo superava letteralmente ogni “limite” imposto dalle precedenti uscite. In poco tempo i nostri avevano imbastito una discografia d’assoluto rilievo, per mezzo di opere mai banali, ne furbescamente o anche solo alla lontana melodiche.

Gli Abstract Spirit rimangono una delle formazioni più difficili da ascoltare e da “vivere” per quanto concerne la materia funeral doom, il merito va in primis al suono prodotto, bello pieno e distributore di costanti rilievi di tiepida apatia. A questa tornata si percepisce anche la presenza di un tetro ed ammorbante “senso epico”, ma ciò non è minimamente asservito alla semplificazione d’ascolto, anzi se possibile tale risvolto rende il tutto ancor più angosciante ed opprimente. E sarà proprio il fastidio a dominare imperiosamente questa release, l’ora e dieci di durata questa volta si fa sentire con prepotenza, nessun minuto che vola, ma solo una lunga e dannata litania che sembra non arrivare a sfiorare i bordi di arrivo. Proprio per questo motivo Horror Vacui diventa così speciale oltre che fortemente elitario, trovarci il giusto habitat diventerà pressoché impossibile, di fronte ci si apre un mare piatto, per lunghi ed interminabili solitari minuti saremo li in mezzo a cercare tracce di “qualcosa”, cullati da tempi lentissimi su canzoni che agiscono come veleno, insidiose e pronte ad infettare il nostro sangue. Proprio per questo pure i più allenati fruitori di funeral doom potranno trovare diversi ostacoli, e solo la “santa” costanza, asservita ai giusti momenti d’ascolto potranno far decollare la completa grandiosità, la rara raffinatezza di un’opera creata per restare. Si fa fatica a focalizzare qualche passaggio alla lunga, diciamo pure che ogni nuovo ascolto finisce per azzerare tutto o quasi, a rimanere troveremo uno strano senso di deja-vu, una sensazione sotto alcuni aspetti “anormale”, ma inevitabilmente tanto, tanto affascinante.

In questi casi stare a descrivere i vari passaggi minuziosamente mi sembra operazione inutile, sappiate solo che su Horror Vacui andrete a trovare una “signora produzione”, indovinata ed apocalittica, trionfale e dalle fredde sensazioni, troverete un growl profondo magistrale, mentre la ciliegina sulla torta è rappresentata dalle tastiere, sempre presenti ed essenziali senza risultare mai invadenti o fuori tema. Tutto questo va a completare un mosaico perfetto, un dipinto dalle tinte dannate che evidenzierà ogni vostro dannatissimo passo su codesto territorio. Horror Vacui è profondo, spoglio ma a modo suo fortemente passionale, partendo dall’iniziale Za Predelami Somknutih Vek, transiteremo come inermi ed increduli spettatori tramite Post Mortem e Pulse, ma il colpo di grazia arriverà solo giunti alle soglie del terzetto formato da Bez Menya… Mertvoe Zavtra…, Atrophia Mirovozzreniya e title track conclusiva. Ogni cosa resta lì al suo posto, immobile e “vuota” nell’anima, una release che resta ferma a guardarci come se fossimo delle cavie, nel mentre uno strano ghigno velerà il suo immacolato, impalpabile volto.

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