Absolutus – Pugnare in iis Quae Obtinere Non Possis

Come suonare un tipo di black metal “adulto” ma dai modi tremendamente lineari e scorrevoli, usanza ed abitudini che aspettavano giusto il ritorno discografico del progetto belga Absolutus (dieci anni […]

Come suonare un tipo di black metal “adulto” ma dai modi tremendamente lineari e scorrevoli, usanza ed abitudini che aspettavano giusto il ritorno discografico del progetto belga Absolutus (dieci anni fa il debutto sotto l’effige della “bella acerbità” intitolato Ostendit Quam Nihil Sumus, uscito per la mitica Goatowarex, nel mezzo solo l’ep Nihil Mali Non Inest). Quasi non riesco a realizzare la completa bellezza di un disco del genere, della sua capacità di “magnetizzare” senza far uso di troppi o pochi fronzoli. Te lo godi, te lo “bevi” senza problemi (la durata di 33 minuti aiuta, perché nonostante possano sembrare pochi finiscono per riempirti a dovere) nel bel mezzo delle sue “spirali distaccate ma in qualche modo puntualmente magnetiche”, e ogni ascolto finisce per rafforzare in maniera “strana” quello precedente, andando a creare un entusiasmo sotto certi aspetti esagerato, addirittura impensabile se vogliamo ben vedere.

Abyssus Abyssum Invocat all’inizio e Numen alla fine determinano le inquietudini di base, pulsanti sensazioni necessarie ad ingurgitare e circoscrivere al meglio il malloppo interno. Sunt Verba et Voces Praetereaque Nihil inaugura l’incenerimento, i riff catturano per come sono abili ad inerpicarsi (un momento prima accennano, un secondo dopo colpiscono) mentre la voce impressiona per come interpreta ma soprattutto per come sa sputare fuori palate di zolfo a ripetizione. Da questo momento in poi saremo da considerare ufficialmente dentro al vortice del –si spera- non ritorno, prima Credo Quia Absurdum rincara la dissonante e confusa dose, poi Ego Sum Qui Sum lascia intendere qualche folata di vento nordico senza osare cambiamenti alla formula mentre con i tre agghiaccianti minuti di Damnat Quod Non Intelligunt torniamo ad avvertire tristi e concreti presagi. La title track è un discreto tormentone difficile da scollare dalla mente, accelerazioni abrasive e dilatazioni melodiche la ergono come brano più intuitivo e facile da ricordare. Ma anche Virgo Dei Genitrix in coda riesce a dire la sua (ad introdurla la breve Decepimur Specie Recti) andando a creare una bella confusione circa le possibili preferenze, ma in casi come questo non è sbagliato “uniformare” per togliersi subito il problema.

Pugnare in iis Quae Obtinere Non Possis si lascia dietro un piacevole gusto amaro, passando dall’asettico al profondo, sino a toccare amabili corde viscerali, nel fare tutto ciò – come già detto in apertura- non procura alcun “danno”, scorre liscio e freddo, lasciandoci lì pensanti e beati a penzolare alla ricerca del suo enigmatico segreto. Absolutus, due album e due modi differenti d’intendere il black metal, entrambi eccellenti e conformi ai tempi delle loro uscite. Dovremo ancora aspettare così tanto per un nuovo capitolo?

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