Aborted – Retrogore

L’appuntamento con gli Aborted questa volta porta il nome di Retrogore, ovvero nient’altro di una appassionata dichiarazione di solidità e “continuity” con lo status di band importante raggiunto ormai da […]

L’appuntamento con gli Aborted questa volta porta il nome di Retrogore, ovvero nient’altro di una appassionata dichiarazione di solidità e “continuity” con lo status di band importante raggiunto ormai da tempo.

Tanto più li si conosce tanto più sarà facile entrare nel loro particolare e chirurgico mondo d’efferata brutalità. Gli Aborted conoscono il proprio corpo, e sanno già dove andare a mettere quele precise mani ancor prima di iniziare a ragionare seriamente, ma ciò non compromette minimamente la nostra fruizione o l’istinto percepito, puntualmente sempre avvertito, un flusso pronto a nidificare nella nostra circolazione prima di trovare la necessaria e voluta esplosione.

Il grafico presentatomi dagli Aborted questa volta mi vede modificare leggermente il tiro rispetto al predecessore The Necrotic Manifesto che reputo lievemente meglio riuscito. Certo, sono piccolezze se viste su questi livelli (solo qualche “inutile” punticino sulla webzine), non mi stupirebbe sapere che la “popolazione generale”  pensi infine il contrario, magari sulla scia di una contundente title track opportunamente posizionata lì in principio.

Ma Retrogore il suo arriva a farlo, lascia le sempre possibili delusioni a casa e ci depone fra le braccia undici canzoni del solito death metal brutale, tecnico e dalle colorazioni “gore”. Le chitarre ruggiscono, mai sazie di pompare sangue nuovo nelle preziose arterie di “brani ariete”, praticamente irrefrenabili e disposti a qualsiasi cosa pur di abbattere gli ostacoli -visivi e non- posti loro davanti.

Già detto della title track (quel cantato strozzato mi è impossibile da lavare via) vanno senza dubbio citate fra tutte Whoremageddon, la “melodica ossessione che scivola via” di Bit by Bit, Divine Impediment (non a caso scelta come video promozionale, un chiodo che lentamente ti entra nelle cervella), la “gorgogliante”espressione tecnica di The Mephitic Conundrum e il “masso” conclusivo In Avernus (con un grande Sven nel campo del “controllo”). Tutte adeguatamente rivestite da una produzione precisa, pronta a non lasciare nulla d’incompiuto alle spalle.

Gli Aborted con Retrogore portano a compimento la missione di tenere alta l’attenzione, l’espediente della qualità è certamente la sostanza principale che potremo subito percepire, ma c’è da dire che ognuno avrà i suoi canali di percezione. Di sicuro chi ha seguito la band con devozione nell’arco degli anni e dei dischi non troverà apparenti motivi di delusione anche se il “mai dire mai” è pronto ad aleggiare beffardo e i cosiddetti punti di rottura arrivano perlopiù in modo imprevisto e quindi spiazzante. Anche se il passo non amplifica il valore di quanto già detto dagli Aborted in precedenza il nuovo disco si merita la sua opportunità, nessun dubbio a riguardo.

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