Ravenskull – L’Agonie Du Genre Humain

Andiamo sul classico e sul sicuro parlando dell’esordio Ravenskull, entità francese giunta con L’Agonie Du Genre Humain alla sua prima mossa discografica (anno 2011). La giovane band decide di stampare […]

Andiamo sul classico e sul sicuro parlando dell’esordio Ravenskull, entità francese giunta con L’Agonie Du Genre Humain alla sua prima mossa discografica (anno 2011). La giovane band decide di stampare un full-lenght/ep di mezz’ora con quattro brani abbastanza corposi, la limitazione a 100 copie (formato Dvd case) rende il prodotto ancor più oscuro di quanto potrebbe già essere. La copertina saprà movimentare le personalità “naturalistiche”, mentre la musica non tarderà nel raffreddare senza remore le persone esposte a queste non-radiazioni. Non ci troviamo di fronte ad un opera di chissà quali proporzioni però, ma i Ravenskull giocano bene la prima e importante carta per mezzo di insistente semplicità. Inutile dire che anche questa volta saranno necessarie ampie dosi di passione “alla fonte”, tanta voglia di ascoltare nuove realtà che tanti bollano come “poco sensate”, ma che a conti fatti rappresentano la linfa vitale/rigenerante di un genere come il black metal.

E’ fredda e macchinosa la musica contenuta su L’Agonie Du Genre Humain, i quattro brani presenti in scaletta passano alla svelta senza procurare particolari noie. Avvincente la prima Incestus dove la formazione transalpina mette in pratica le soluzioni migliori di questa prima prova. Colpisce da subito il cantato sibilino in grado di rendere l’atmosfera perfettamente “anni 90”, e a volte la sensazione sembra proprio quella, di stare ascoltando qualche vecchia registrazione dimenticata in qualche ripostiglio per troppo tempo. L’incedere serrato e quasi apatico non concede soste, L’Agonie Du Genre Humain è una lunga e strisciante sensazione che perdura stabile per mezz’ora. Così si rischia di rimanere ibernati durante i tre brani restanti, si passa dalla bestialità a tratti “poco controllata” di Un Vent De Haine (molto bene quando se ne escono dal “baccano” con efferata armonia) alla cavalcata diabolica portatrice del nome Eclats De Solitude. L’epilogo si consuma con la ferale linearità di Ange Des Ténèbres, sempliciotte note bagnate con quella sapiente tristezza che solo certa arte nera sa dare .

Forse troppo tardi o forse no per recuperare una delle cento copie tramite la Selbstmord Kommando Produktion, in ogni caso qualcosa di poco dispendioso che potrà ripagare in pieno la piccola e rapida spesa.

 

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