Porto Live Metal Fest @Genova, Arcturus + Sadist + Mortuary Drape + Northwinds 29/07/2017

L’evento che non ti aspetti in quel di Genova, al porto, centro nevralgico della città, laddove i passanti, o i turisti ignari di tutto possono sentire a forza la “musica […]

L’evento che non ti aspetti in quel di Genova, al porto, centro nevralgico della città, laddove i passanti, o i turisti ignari di tutto possono sentire a forza la “musica strana” senza battere ciglio, per una volta sono loro quelli succubi della passività musicale.

E’ andato bene il Porto Live Metal Fest, le presenze a vista d’occhio sono sembrate senz’altro buone, soprattutto se pensiamo al periodo dell’anno in questione. Quel che è certo è che per acustica e location non si poteva proprio chiedere di più visto il livello dei suoni ottimo e costante per tutte le band e il riparo strutturale dai raggi solari che ha impedito la più classica delle “grigliate umane” estive. Possibilità di rifocillarsi in modo semplice, sicurezza e banchetti con cd, vinili e t-shirt ben forniti hanno completato al meglio la riuscita di un festival che si spera possa continuare nel corso degli anni. Un ringraziamento agli sforzi di Black Widow Records, Truck Me Hard, CDM- Città della Musica e Cornucopia Agency è certamente dovuto.

Purtroppo arrivo in ritardo ed è il momento dei francesi Northwinds (prima di loro si erano esibiti Bellathrix e Blue Dawn), band che conoscevo di nome, ma che mai avevo avuto modo di approfondire a dovere. La loro prestazione è stata davvero affascinante, doom metal evocativo e potente (capace di acquisire maggior forza in queste sede) cantato dai diversi membri della band (su tutti è spiccata l’anima fondatrice del batterista Sylvain Auvé ma non da meno sono stati il bassista Thomas Boivin, il ruvido chitarrista Thomas Bastide e il tastierista Emmanuel “Alain Delon” Peyraud). La riuscita del loro concerto è stata lampante e per capirlo è bastato vedere la crescente mole di persone accalcarsi sotto il palco sull’effetto di richiamo delle loro ipnotiche note. Perfetti in tutto e per tutto per questa prima loro calata italica, avrebbero meritato maggior calore da parte del pubblico ma pazienza.

Peccato che le esigenze di scaletta ci abbiamo portato i Mortuary Drape a suonare sotto una luce davvero troppo invadente quando solo quella fioca delle candele sarebbe stata l’ideale, in tal modo se ne va una buona percentuale del fascino che comporta vedere il loro rituale messo accuratamente in azione. Ma la band di Wildness Perversion inghiotte il possibile-accennato fastidio e dall’alto di un’esperienza respirabile a pieni polmoni non bada più di tanto a sottigliezze varie e sciorina una scaletta esaltante, esaltata da un’acustica che ha reso onore a storici brani del calibro di Primordial, Obsessed by Necromancy (impossibile non lasciarsi andare), Necromaniac e Abbòt (un refrain per la storia), fra le ultime non stona la presenza di Lithany.

Per i Sadist è finalmente giunto il momento di giocare in casa a distanza di circa dieci anni dall’ultima occasione (certe informazioni hanno il potere di generare non poco shock) e l’attesa da parte delle persone è palpabile, chiaramente respirabile durante i preparativi per la loro performance. La band genovese esibisce con pochi fronzoli il suo impeccabile show (introdotto dalle emozionanti note di Nadir e poi dall’omaggio a Crust per il suo ventennale con la doppietta Perversion Lust Orgasm/The Path), forte delle personalità tecniche di assoluto rilievo che la compongono (una gioia per gli occhi vedere all’opera il batterista Alessio Spallarossa). Poi è stata una vera sorpresa assaporare ben tre estratti da Tribe (title track, Den Siste Kamp e Reign of Asmat) oltre l’intramontabile Sometimes They Come Back in chiusura, praticamente quasi mezzo concerto a favore del periodo da me adorato e mai dimenticato non me lo potevo proprio aspettare (Trevor dopo Crust non mi ha mai veramente convinto, e dal vivo le cose non vanno meglio purtroppo). Un mio limite il non riuscire a mettere certe cose sullo stesso livello, e dal vivo la cosa si evidenzia ancor di più. Il buon ultimo Hyaena ha visto presentare alla platea i suoi due grandi calibri come The Lonely Mountain (meglio su disco) e Scavanger and Thief (meglio live con quel ritornello che ben si stampa in testa).

Dopo un po’ di ritardo per la preparazione del campo ecco arrivare il boccone tanto atteso e che mai avrei pensato di vedere in azione in quel di Genova. La band di Sverd, Hellhammer e Knut fiera portatrice di un’impronta musicale da sempre unica e mutevole ha estrapolato la sua scaletta evitando clamorosamente il solo The Sham Mirrors (sigh…) Da subito l’imponenza di ICS Vortex cattura nei suoi movimenti “felpati” e nel suo modo di fare completamente attinente alla particolarità della musica firmata Arcturus. Non pensavo che la voce così particolare del rosso singer rendesse così bene dal vivo, posso solo dire di averlo contemplato in modalità “stregato” in svariate spezzoni, quasi in lacrime durante il finale della prima Evacuation Code Deciphred, un pezzo che sino ad oggi non era di certo stato al top della loro discografia (bello come certe cose possano cambiare dopo un concerto). Vedere Hellhammer dietro quel “mostro” di batteria un altro piccolo tassello andato al proprio posto dopo tanto, tantissimo tempo, la sua doppia cassa entrava in gola diamine! Cosa dire poi della perfezione di Sverd, un genio capace di scrivere momenti che rimarranno per sempre scolpiti nella storia o del buon Knut Magne Valle sempre così positivo e simpatico da volerlo abbracciare il tutto senza nulla togliere al lavoro di Skoll al basso, perché con tanti mostri sacri c’è sempre qualcuno che finisce “sacrificato” e lui non lo merita. L’ultimo disco è stato accuratamente sviscerato tramite le grandiose The Arcturian Sign e Crashland (le mie preferite da Arcturian) e dalle ottime Game Over, Angst e Archer mentre per il reparto storico si è passati alle solite Painting My Horror, The Chaos Path e il cruento duetto formato da To Thou Who Dwellest in the Night e Raudt og svart dall’indimenticabile esordio Aspera Hiems Symfonia. C’è da dire che un disco come Sideshow Symphonies acquista deciso spolvero in sede live, se non si era capito con Evacuation Code Deciphered ci hanno pensato le varie Hibernation Sickness Complete, Shipwrecked Frontier Pioneer e Nocturnal Vision Revisited nel confermarlo stregando l’audience.

Tutto bello, tutto perfetto, lo rifacciamo? Infine complimenti a quella ragazza in prima fila con gli Arcturus che probabilmente conosceva i testi delle canzoni meglio di Vortex, da aggiungere alle “cose” che ti fanno tornare a casa più contento di prima.

 

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