Nerij – Alignment Condition

Eccoci arrivare (in colpevole ritardo) su Alignment Condition, esperienza dark ambient veramente tostissima da affrontare. Il progetto Nerij agisce, pensa e confeziona tutto in solitaria, risulta abbastanza logico -per questa […]

Eccoci arrivare (in colpevole ritardo) su Alignment Condition, esperienza dark ambient veramente tostissima da affrontare. Il progetto Nerij agisce, pensa e confeziona tutto in solitaria, risulta abbastanza logico -per questa precisa valvola musicale- essere costretti a tale legge (l’autoproduzione) ma chissà che le cose non possano cambiare da un momento all’altro, sempre più difficile con lo scorrere del tempo certo (lo spazio è sempre meno), ma pur sempre possibile.

Questa chiamiamola “difficoltà” emerge in tutta la sua quieta forza su Alignment Condition, tanto che l’artista sembra chiedersi: “se è così che vanno le cose, allora le faccio per bene e senza alcuna fretta”. E sarà proprio in questo modo che finirà, immagino un rapido sguardo all’indietro una volta terminato l’ascolto e vedo corpi esamini giacere in ogni dove, completamente esausti. Saranno ben pochi a rimanere in piedi dopo la conclusione, sopravvissuti in primis alla musica ma soprattutto a loro stessi e relative condanne.

Alignment Condition si protrae per oltre un ora, dentro quest’arco temporale non troveremo mai scossoni o esagerati cambiamenti “climatici” (totalmente assenti i cambi di volume). E’ un disco dark ambient arido (sorta di “agricoltura povera” ma non per questo da scartare a priori) che sotto certi aspetti cerca di combattere e ribellarsi all’inevitabile dna d’appartenenza, così almeno ci prova, non concede, nemmeno in punti dove gli altri si ritrovano costretti a farlo (per necessità o chissà cos’altro). Basterebbe solo questo per invogliare le poche persone interessate, specificare, sottolineare come Alignment Condition porti all’eccesso attraverso l’osservazione e la riflessione.

Droni che strisciano fuggiaschi, campionature interminabili pronte a relegare stati d’apparente trance. Sarà un viaggio sintetico, per impavidi feticisti della staticità resa suono (o per persone che amano migliorare i propri limiti). Nerij attacca e si avvinghia ai sensi, cerca poi di fonderli in un tutt’uno, li modella e li confonde per mezzo dell’inganno. Per stomaci forti, per chi desidera ardentemente il completo “black-out”, per loro questa sarà la tracklist ideale da provare, talmente impenetrabile che cercare di sezionarla a parole mi sembra impossibile (si, la classica storia del bicchiere mezzo pieno/vuoto è qui articolata magnificamente).

Parlare di dark ambient (o cercare di farlo) può essere controproducente quanto inutile, si potrà dire quel che si vuole, ma resterà pur sempre “materia non logicamente commentabile”. Ogni lavoro è personale, unico anche se apparentemente derivativo. Nerij fa il suo e cerca di farlo secondo uno schema preciso, grigio, soffocante, in qualche modo raffinato. A questo giro mi tocca tirare fuori il motto: “solo per chi ama perdere tempo”.

About Duke "Selfish" Fog