Master – The Witchhunt

Attivo sin dal lontano 1983 ( “in quegli anni c’era davvero poca gente…” ) il monicker Master – in compagnia di ben più noti malfattori quali Death & Possessed – […]

Attivo sin dal lontano 1983 ( “in quegli anni c’era davvero poca gente…” ) il monicker Master – in compagnia di ben più noti malfattori quali Death & Possessed – può essere inserito a pieno diritto tra le formazioni capostipiti del filone marcio metal fiorito nella “fortunata” terra di Zio Sam.
Al contrario di Schuldiner (thanks for Spiritual Healing + R.I.P. + ) e LaLonde, ‘Mighty Father’ Paul Speckmann non ha mai mutato l’approccio compositivo degli esordi, votato al minimalismo sonoro più esasperato che attinge a pieni mani dal punk rock ( “man, you are Motörhead of death metal!” ) ereditandone anche la sempre coinvolgente vocazione anti/ sociale/ capitalista/ fuck off and die (leggetevi un testo a caso e gioitene). Un pugno in faccia al conformismo… ecco spiegato il motivo che sostanzialmente me li fa preferire alle malsani menti divorate dalla muffa del seminterrato lovecraftiano.

Eccoci così arrivati al dodicesimo lavoro, gli anni passano (e la barba cresce, vero Paul?) ma l’assalto sonoro degli ex- Deathstrike è come sempre assicurato, grazie a brani compatti e “cavalcanti” (pollice in su per lo stile del drummer slovacco Zdenek ) in cui è piuttosto… ehmm… diciamo raro, imbattersi in stravaganti cambi di tempo o raggelanti spunti melodici. Con tutti i pro e i contro del caso.
Se, almeno inizialmente, la suddetta scelta stilistica può risultare piacevole – per non dire elettrizante – man mano che si prosegue nell’ascolto palesa qualche limite: il banale guitar work e la troppo scontata struttura generale dei pezzi, infatti, possono indurre un inevitabile senso di tedio paragonabile soltanto alle fanciullesche abbuffate di Galatine Sperlari (chi di voi non prova una nauseabonda sensazione al solo ricordo ? ) . In questo senso, rischiano di essere davvero fatali le tracce – davvero troppe in questo giro – che superano i quattro minuti di sano martellamento.

Ma di quale disco sto parlando ? Slaves To Society… oopsss… The New Elite… e che cazzo ! Vabbè, ci siamo capiti: se amate follemente l’immobilismo sonoro stile ‘pure brothers of steel’, perdersi legnate come Waiting To Die piuttosto che Plans Of Hate sarebbe da immediata querela penale, allo stesso tempo, se siete alla ricerca di emozioni che vadano magari un poco oltre l’ordinario, non sarà certo questo l’album che vi farà sobbalzare dalla sedia. Che dite, un 6 (A)politico potrebbe andar bene ?!?

Alexander Il'ič Ul'janov

About Alexander Il'ič Ul'janov

Industrial Music For Industrial People