Lvpi Gladivs – Veritas

Tornano dopo l’esordio Lucania i Lvpi Gladivs, ritornano e “fanno male”, ma male davvero, tirando fuori un disco che era “rinchiuso chissà dove” (uno dei primi pensieri che sono riuscito […]

Tornano dopo l’esordio Lucania i Lvpi Gladivs, ritornano e “fanno male”, ma male davvero, tirando fuori un disco che era “rinchiuso chissà dove” (uno dei primi pensieri che sono riuscito a formulare è proprio questo). Veritas era quello che ci voleva, era quel boccone che in silenzio aspettavano per saziare quella parte sempre più moribonda (tanto da divenire sconosciuta) dentro di noi; è uno di quei lavori dove più vai avanti e più ti meravigli, dove l’incredulità rimane ferma lì a prevalere lungo tutta la durata, lo stupore che riesce a renderti “pietra”. I Lvpi Gladivs sono gli Hidden Place intenti a “musicare” le parole di Diego Banchero, si potrebbe dire così per farla breve, la poesia della “disfatta” (ci sono alcune similitudini di base fra questo progetto e quello di questa webzine a ben pensarci), il voler tornare indietro perché quello che abbiamo ora non ci appartiene più, e ci porterà inevitabilmente al completo tracollo.

Ad aprire è Sulle Rive Del Basento con i suoi tre minuti di ballata per fisarmonica (omaggio a Michele Caruso), la mente corre, galoppa subito verso altri tempi-ma stessi luoghi, lo spostamento temporale tanto voluto è immediato e spalanca perfettamente la strada a L’Elogio Dell’Alterità, gli occhi si sbarrano di fronte alla sua melodia immediata, perfetta, ti ci senti già legato visceralmente dopo il primo “mezzo” ascolto, quelli seguenti non faranno altro che consolidarne l’enorme forza evocativa. Gli Ultimi Bagliori ci presenta la prima di due canzoni con la presenza vocale di Sara Lux, il pezzo è diviso in due parti, la prima è quasi un ambient/disturbante ed apre al “trionfo” conclusivo dove tutto si ferma e tu rimani “spiazzato” perché il tutto va continuamente in crescendo, ma di reazione neanche a parlarne. In La Nuova Adunanza i Lvpi Gladivs fanno esplodere e luccicare al contempo la loro parte più marziale con quella intrinsecamente folk, Agone invece è una marcia sinfonica cupa e negativa (altri spiragli chiusi, “da qui non si esce”, recita il “non” messaggio).
Umano e Imperfetto miscela Neo Folk e New Wave su massimi livelli, fisarmonica struggente e linee vocali viscerali ad opera di un grandissimo Pietro Burzo, niente a dominare sul resto, è ancora una volta l’insieme a cingere la sua morsa sicura su di noi, ma niente fa male, è tutto confortevole, ancor di più quando arriva il turno di Nel Vento, con la voce di Sara Lux a compiere il proprio “dovuto” ritorno, per zittire e scacciare anche il più lontano brusio, solo pura pace nell’aria. Basta una chitarra acustica, una “tiepida” quanto eterea tastiera, e la sua voce per toccare vette inimmaginabili.
Con I Figli Del Tramonto il cerchio si chiude, sin dal primo accordo capiamo di essere vicini alla fine del percorso, non importa sapere o meno di esserlo perché saremo immediatamente avviluppati da questa sensazione che li ci prende e li ci lascia, con fare beffardo, completamente muti davanti al silenzio delle casse; è tempo dunque di tornare alla realtà, alla routine giornaliera, ma tramite la conoscenza di Veritas potremo riuscire ad “evaderla”, poco importa se sarà solo per pochi “illusori” minuti (mai 35 erano passati così rapidi), perché qui è tutto miele, e deve andare per forza di cose consumato per non finire inghiottiti e schiacciati.

Quando a tutto questo aggiungiamo l’ingrediente della “bellezza fisica” del prodotto curato dalla S.P.Q.R. capiamo pure che il tempo delle scuse è terminato, qui c’è uno sforzo collettivo che deve essere obbligatoriamente premiato, non si può continuare a navigare nell’ignoranza globale, ok, lo dico ben sapendo che le cose non cambieranno nemmeno questa volta.

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