Lost Kadath – Monochromatic Regression

Dai un immagine a quello che senti, non importa la forma e nemmeno l’umore, il Dark Ambient è “benevola possessione”, non c’è alcun sforzo se non quello di lasciarsi andare, […]

Dai un immagine a quello che senti, non importa la forma e nemmeno l’umore, il Dark Ambient è “benevola possessione”, non c’è alcun sforzo se non quello di lasciarsi andare, ed è solo questo ciò che dovremo fare sulle note di Monochromatic Regression, primo passo di una certa importanza per il progetto italiano Lost Kadath.

Bisogna spegnere come prima cosa tutte le “lucine” che ci gravitano attorno o interiormente, a cambiarle con altre fioche, cupe, magari in partenza compromesse o addirittura già bruciate ci penserà in seguito la musica di Lost Kadath, una discesa controllata nel buio, nella profondità, passo per passo e gradino per gradino, senza alcuna fretta trascinati, in principio tramortiti e poi con nostra consapevolezza traghettati lentamente verso un punto “centrale” non precisato, un punto dove saremo lasciati una volta terminato l’ascolto, non saranno necessarie domande e non avremo nemmeno diritto ad alcuna risposta, riposti in un centro e abbandonati, questa sarà la situazione dopo un viaggio “nel nero” dove una triste visuale di luce ci sarà solamente accennata in maniera beffarda, particolarmente dolorosa proprio perché la si intravede appena di striscio, la si capta quel tanto che basta prima di assistere alla sua raggelante dipartita definitiva (può esistere sensazione peggiore?).

Droni come “sibili”, sussurri in arrivo sulle nostre orecchie direttamente da un altra dimensione, senza indugiare piantano i propri fiori e li guardano direttamente sfiorire perché la vita qui non è contemplata, anzi diventa quasi motivo di “scherno” ed imbarazzo. E’ un terreno arido, completamente vuoto quello che ci apre davanti la prima traccia in scaletta Devoured Soul (Ouija Experience), e ogni tentativo di fuga inscenato sarà chiuso prontamente, c’è solo una strada da seguire ed è quella con su scritto “continuare”, andare dritti senza girarsi indietro. Ab_Stract 2.47 è come un rantolo, l’unico battito di Monochromatic Regression, l’unico frangente dove appare la “famosa” luce di prima, è anche l’unico posto dove potrete riscontrare vagamente qualcosa di “umano” o familiare (cercate di farvelo bastare però, come un lungo, ultimo respiro durante una immersione). La parte conclusiva si “diletta” nel tormento, prima con  la rituale e demoniaca Pernicious Existence e poi con la “nervosa” ed instabile Wreckage of Neuronal Purification, a lei il compito di interrompere ogni sorta di comunicazione (con la speranza di intravedere spuntare il cartello “to be continued” un giorno o l’altro).

Monochromatic Regression non è uscita che “si presta” gradevolmente, ci sono alcuni dischi Dark Ambient che fanno pur sempre qualcosa per venirti incontro, anche quelli prevalentemente negativi e oscuri, non è questo il caso di questo breve ep che cerca invece un altro percorso, non quello dello stupore e nemmeno quello dell’aggressione sensoriale continua. Poi se tutto questo non dovesse riuscire a convincervi potrebbe bastare il marchio sopra impresso della Old Europa Cafe, l’etichetta ha deciso di “rendere solido” questo ep rimasto fruibile precedentemente solo in maniera digitale tramite la Kalpamantra. L’edizione è di sole 100 copie, quindi l’agire prontamente sarà determinante -ma che ve lo dico a fare-.

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