Lindemann – Skills in Pills

Inevitabile, ipocritamente inevitabile. Mr. Lindemann (Rammstein) e Mrs. Tägtgren (Hypocrisy, Pain) finalmente uniti, amorevoli sposi in questo perverso altare della promiscuità, marchiato Skills In Pills. Inutile starsela a raccontare, ragazzi […]

Inevitabile, ipocritamente inevitabile.

Mr. Lindemann (Rammstein) e Mrs. Tägtgren (Hypocrisy, Pain) finalmente uniti, amorevoli sposi in questo perverso altare della promiscuità, marchiato Skills In Pills.
Inutile starsela a raccontare, ragazzi miei, era infatti dai tempi dell’addictive On Your Knees (Again) che si respirava aria di futura fecondazione, era già la scanzonata ossessività di Shut Your Mouth il primo ufficiale passo di addio al nubilato.
Bisognava solo armarsi di pazienza, rinchiudersi in cantina attendendo la ‘naturale maturazione degli eventi’ ( …o forse bisognerebbe malignamente bollarla come ‘inevitabile scappatoia dalla crisi d’ispirazione dei progetti principali’ ? ) e goderne il risultato: imponenti arrangiamenti orchestrali, granitici riff perforanti, songwriting brillante, provocante, sensibile ma altrettanto sarcastico, sapientemente esaltato da una delle voci più versatili e camaleontiche che la mente umana possa ricordare.
Till più Peter, Peter meno Till… european Family day? Nemmeno a parlarne!

Pleonastico, quindi, soffermarsi sulle consuete dichiarazioni di rito ( il nuovo album sarà il risultato della nostra voglia di sperimentare… ), poichè all’interno di questo ‘barattolo di pillole’ non vi sono novità di rilievo.
Come dite? Vedete solamente titoli in lingua inglese?
Oh mio Dio! Oh mein Gott! Verissimo. Niente umlaut o dittonghi vocalmente aspirati a questo giro, ma – e qui il mio pensiero vola direttamente verso lo zoccolo duro Rammsteiniano – non credo sia il caso di gridare al tradimento, allo scandalo. Per favore. Sedetevi, rilassatevi, sorseggiatevi una torbida weiss e concedetevi un paio di ascolti di ambientamento ( …ci saranno, eccome se ci saranno! ) per applaudire al nuovo corso: trust me, it’s an ingenious mainstream solution!

I quattro minuti della title track, nella quale si ‘jokerella’ sull’abuso delle più disparate sostanze chimiche, sottolineando comunque una sottilissima vena politico/sociale ( all the left is right, all the black is white… all the rain is sun ) rassicurano immediatamente sulla qualità del prodotto, così come la pungente Lady Boy è in grado di sbugiardare impietosamente i pensieri di coloro che quotidianamente proclamano l’invidiabile stabilità della propria vita di coppia ( no broken hearts, no bad romance, why should I love when I can have fun… with my ladyboy).

Parental advisory… explicit fucking lyrics!

Qualcuno si ricorda del signor Quagmire? Si, proprio lui, il simpaticissimo maniaco sessuale – segugio del sesso senza cuore – nonchè sincero confidente di Peter Griffin?
Ecco, probabilmente siamo riusciti a placare ogni sua futura perversione: dal perfetto punto di incontro tra le zappate chitarristiche dei ‘miei’ Hypocrisy prediletti (Abducted, The Final Chapter) e la solenne epicità dell’inarrivabile Mutter, prende forma Fat, un’inconsueta melodia dedicata a tutte le donne di taglia forte, un sincero rimprovero sempre pronto a ricordarci quanto tale intima flaccidità meriti comunque di essere venerata e… desiderata.

Women advisory… explicit fucking lirycs!!

I pezzi filano senza intoppi e penetrano (!) in testa piuttosto facilmente: l’incalzante industrial n’roll di Children of the Sun, la schizzatissima serenata Golden Shower (Valentina Nappi, parliamone… il mio indirizzo di posta elettronica è sempre ben eretto in fondo alla pagina! ) si incastrano perfettamente con le più ‘riflessive’ That’s My Heart e – specialmente – Yukon, piccolo grande gioellino arricchito da un refrain da tramandare ai posteri.
E poi… e poi… quando l’acme del piacere sembra ormai spegnersi inesorabile, ecco arrivare Praise Abort, il più classico dei singoloni da classifica, la naturale colonna sonora per un improbabile remake di qualche sperduta pellicola di Silvano Agosti.

Vatican advisory… explicit fucking lyrics!!!

Aaaaahhh, ora che la quotidiana sveltina si è consumata, possiamo tranquillamente dare spazio alle critiche.
Liricalmente parlando, lasciati da parte i ‘mugugni’ per la scelta dell’idioma imperiale per eccellenza, rimane comunque una certa delusione: dove sono, caro Tägtgren, le agghiaccianti paranoiac vocals che ci hanno fatto innamorare di pezzi come Slippin’ Away piuttosto che End of the Line?
Per non parlare del drumwork: piuttosto noioso, scolastico e francamente privo di spunti particolarmente interessanti, tanto da farmi rimpiangere – ed ora sono io che vesto i panni del provocatore – la personalissima ignoranza del corpulento vecchio compagno di sventure Lars Szöke.

Nulla di grave per carità, la vetrina è comunque assicurata, ma dalla prossima cavalcata è lecito aspettarsi qualcosa in più (chessò… magari una telefonatina a Vorph dei Samael, per esempio).

Skills And Pills, un acquisto consigliato. Ipocritamente consigliato.

Alexander Il'ič Ul'janov

About Alexander Il'ič Ul'janov

Industrial Music For Industrial People