Intervista: Warknife (2014)

Dopo aver “tastato” l’effettivo valore di Amorphous è giunto anche il tempo di sentire cosa hanno da dire i ragazzi dei Warknife, formazione pugliese meritevole della vostra attenzione, soprattutto se […]

Dopo aver “tastato” l’effettivo valore di Amorphous è giunto anche il tempo di sentire cosa hanno da dire i ragazzi dei Warknife, formazione pugliese meritevole della vostra attenzione, soprattutto se “le barriere” musicali non hanno mai rappresentanto un problema all’interno dei vostri ascolti.

Questi intanto i loro contatti sul web:

http://warknife.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/pages/WARKNIFE/286090129669?fref=ts

http://warknifeband.blogspot.it/

 

Sono passati un po di mesi dall’uscita di Amorphous, si può già tirare un primo bilancio circa i responsi generali e di vendite? Ma sopratutto come lo vedono oggi i vostri occhi, avete qualche rimpianto per qualcosa che poteva venire fuori meglio o tutto vi soddisfa completamente come quando lo avete inciso?

 
(Simone) Siamo molto soddisfatti di quanto fatto con Amorphous; è stata una ricerca lenta e accurata, fatta di non pochi sacrifici e che ci ha portato via un bel po di tempo nel corso di questi ultimi anni. Non ci sono particolari modifiche che oggi apporterei, se non delle piccole sfumature, ma ciò accade sempre per ogni album. In sostanza il disco rappresenta molto bene ciò che siamo oggi e ci fa piacere che sia stato apprezzato parecchio sia dai fan che dalla stampa. Stesso discorso per le vendite, sono andate meglio di quanto ci aspettassimo..

 
Quanto è difficile suonare Metal estremo in Italia oggi? Quali sono le maggiore difficoltà che un gruppo underground deve affrontare in piena “crisi/internet era”?

 
(Simone) Estremamente difficile, ma non credo ci sia mai stata in Italia una vera e propria scena musicale legata a questo genere, che si tratti di metal estremo o tipologie più soft. una parabola declinante, poca gente interessata al movimento in generale… C’è da dire che oggi con l’avvento di internet e i vari canali di diffusione, le piccole realtà underground hanno una maggiore visibilità quindi credo che paradossalmente se una band ha veramente qualcosa da dire sia un attimino più facilitata rispetto ad anni fa; hai la possibilità di farti apprezzare fuori dai confini, arrivare lì dove il tuo lavoro può essere effettivamente apprezzato; ad esempio grazie a questo sono venuto a conoscenza di molte band davvero interessanti, ovvio poi che bisogna tenere conto del “sovraffollamento” che questo comporta, fatta di band cloni su cloni… con l’aumentare del pubblico, le case discografiche hanno fiutato il business costruendo e scrivendo interi prodotti a tavolino, andando a lesionare quella che è effettivamente qualità e originalità, deviando il percorso naturale di molte giovani band.

 

Parlatemi a ruota libera di Amorphous, cosa vi frullava per la testa durante il processo di composizione? Come nasce generalmente un vostro pezzo?

 

(Simone) Non ci sono stati particolari idee o preconcetti da seguire per quello che riguarda la creazione di Amorphous.
Anche a livello stilistico, non ci siamo posti troppi limiti; è stato un percorso naturale dettato dalla volontà di voler provare qualcosa di nuovo rispetto al disco precedente, questo è diventato il nostro nuovo modo di concepire la musica! l’obiettivo è stato quello di confezionare un album che fosse rappresentativo dei nostri gusti e del nostro modo di intendere la musica, senza strafare ma sottolineando questo passaggio importante legato al cambiamento.. Il disco è un ibrido di varie sonorità che vanno dalle soluzioni estreme del death metal e del post-hardcore a combinazioni insolite e per certi versi più ragionate. In “Amorphous” tutti i brani, anche se i testi trattano diverse tematiche, indicano comunque delle situazioni vissute ma raccontate in chiave metaforica nelle liriche… Il pezzo nasce generalmente da un abbozzo di chitarra, strutturato precedentemente per essere sviluppato in sala prove da tutti quanti.. La forma finale del disco è il risultato di una grande quantità di piccoli dettagli ottenuti durante il processo di scrittura ma anche durante il processo di registrazione. Le cose non smettono mai di evolversi e talvolta trasformarsi in qualcosa di molto diverso dalla forma originale..

 
Si tirano sempre fuori tanti nomi per paragonare la vostra musica a quella di qualcun altro, ma in realtà quali sono i gruppi che si nascondono sotto le vostre radici?

 
(Simone) Riteniamo di avere una mentalità affine a una lunga serie di band che amiamo e rispettiamo, anche se ognuno di noi ha uno stile molto diverso dall’altro… Ti citerei Mastodon, Isis, Tool, Baroness, ma anche i classici del death metal… Tuttavia oggi si tratta effettivamente di comporre musica, non di prendere spunto da questa o da quell’altra band e farne un copia incolla..

 
Trovo la copertina davvero indovinata, un qualcosa che si lascia ricordare dopo mezzo sguardo. C’è qualche significato particolare dietro di essa?

 
(Simone) La copertina, come per tutto l’artwork, è ad opera di Cesare, che praticamente da sempre cura i nostri lavori grafici… é un particolare lavorato in grafica digitale di una mia opera, fatta con acrilici e plastica a combustione… Nulla di particolare, diciamo che ci sembrava la soluzione migliore per rappresentare al meglio il concept dell’album: essenziale e contorta.

 
Se doveste immaginare un traguardo massimo per la band, cosa pensereste?

 

Lemmy che mi offre da bere al suo tavolo… non lo so…campare di questo progetto!

 
Come è nato il rapporto con Memorial Records? Mi sembra un etichetta attenta ed esigente, di sicuro tra le migliori in Italia negli ultimi tempi.

 
(Simone) Sono daccordo con te, un etichetta nuova e coraggiosa, ma che lavora con un esperienza notevole e possiede nel proprio roster band di grande qualità. sono delle persone pienamente affidabili e con loro ci troviamo benissimo. stanno svolgendo un ottimo lavoro di promozione per i Warknife sin dalla data di uscita del disco! Eros Pasi, il nostro referente nonché boss della Memorial, si è dimostrato sin da subito una persona attenta e disponibile e sta avendo una gran cura della nostra immagine e del nostro lavoro!

 
Di cavolate nelle recensioni se ne leggono sempre a bizzeffe, quante se ne sono dette in quella della nostra webzine? E cosa invece si è avvicinato di più al vostro “pensiero”?

 
Abbiamo apprezzato molto la vostra recensione, si capisce da subito che il disco è stato ascoltato con la dovuta attenzione. Meriti al recensore per la cura e l’interesse dell’articolo. Ci siamo trovati a leggere quattro righe di testo su alcune webzine che sarebbe un eufemismo dire approssimative! Rispettiamo i parere di ognuno, accettiamo le critiche e riteniamo che ci aiutino a crescere, ma in alcune è palese il fatto che l’ascolto non sia stato fatto con la dovuta accuratezza, ma si limiti ai primi 2/3 minuti iniziali; questa cosa da un po noia per noi band underground che sulle recensioni molto spesso costruiamo il nostro futuro.

 
Come è nata l’idea di registrare il video per Ill Becomes Order e come mai avete scelto proprio questo brano?

 
(Simone) è il pezzo che più di altri rappresenta l’anima del disco, è il nostro marchio; il penultimo in ordine di composizione e sicuramente uno di quelli che apprezziamo di più. Rappresenta una condizione che la vita impone alla quale bisogna assuefarsi, un malessere che diventa ordine… La metafora di un soldato che parte in guerra senza nessuna certezza su cosa gli aspetta, come una partita a carte con il destino dove mette in gioco ciò che a lui è più caro.

 
Progetti futuri? Cosa ribolle attualmente in casa Warknife?

 
(Simone) La nostra attuale priorità è quella di continuare la piena promozione di “Amorphous”, far arrivare questo nostro lavoro quanto più lontano possibile con la distribuzione e con dei tour che speriamo si possano concretizzare quanto prima.
Stiamo comunque riordinando le idee per quelle che saranno le prossime composizioni..

 
Per ultima la classica “non domanda”, se c’è qualcosa di non detto potete rimediare in qualsiasi maniera.

 
(Simone) beh, direi di passare ai dovuti ringraziamenti! Grazie a voi dello spazio e dell’intervista. Salutiamo tutti i lettori di Disfactory.it e vi invitiamo a dare un ascolto al nostro disco!

 

 

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