Intervista: Glory Of The Supervenient (2017)

Il disco di debutto del monicker Glory Of The Supervenient è stato quel che si dice “un lampo a ciel sereno”. Dopo aver detto la nostra in sede di recensione […]

Il disco di debutto del monicker Glory Of The Supervenient è stato quel che si dice “un lampo a ciel sereno”. Dopo aver detto la nostra in sede di recensione è il turno di lasciare la parola al creatore del progetto Andrea Bruzzone.

Allora, iniziamo con la “sete” di sapere come nascono i Glory Of The Supervenient e come è nata la decisione, la scelta del relativo monicker

G.O.T.S. nasce ormai un paio di anni fa da una mia forte esigenza creativa, avevo il bisogno di creare un qualcosa di originale che passasse attraverso la moltitudine di influenze musicali che avevo accumulato negli anni.

Per quanto riguarda il monicker, il lavoro è completamente ispirato e dedicato a un grande filosofo contemporaneo di nome Emanuele Severino e “gloria del sopraggiungente” è una frase ispirata ad un tema centrale dell’opera di questo pensatore.

Il vostro album di debutto ha raccolto pareri più che positivi, c’è qualcosa, qualche meccanismo che cambiereste  “a mente fredda”?

Beh credo che un’opera sia estremamente legata al periodo in cui è stata creata, probabilmente in questo momento non farei la stessa cosa e in futuro ancora un’altra, ma collocata in quel periodo è esattamente come doveva essere.

Parlateci a ruota libera del vostro disco, della sua gestazione, delle scelte di produzione e del vostro approccio generale, qual’è l’obiettivo che vogliono raggiungere i Glory Of The Supervenient con la loro musica?

G.O.T.S. nasce come un esperimento, la maggior parte degli strumenti nell’album,esclusi la batteria suonata da me (Andrea Bruzzone) e il basso (Angelo Girardello), sono virtual instruments programmati a cui è seguito un accurato processo di sound design seguito da me e Mauro Scarfia di Rosewood Basement Prod. che ha curato anche il missaggio. Il mastering è stato affidato invece a Acle dei mitici Tesseract.

Per quanto riguarda il futuro stiamo lavorando a del materiale per un secondo album e il progetto è quello di far diventare G.O.T.S. una vera live band e di produrre un disco completamente suonato, che sia un punto di riferimento per il prog metal moderno.

Progressive rock ma non solo, di certo non è così semplice filtrare con esattezza la dimensione a cui andremo incontro ascoltando la vostra prima fatica, chi meglio del suo creatore può riuscire in ciò?

L’album è di difficile catalogazione perché sono disparate le influenze che mi hanno formato; di sicuro l’amore per le sonorità heavy è molto chiara, unito a quello per le ritmiche sofisticate, il tutto unito alla passione per il jazz e l’elettronica. Credo che unendo questi elementi abbiamo un’idea di cosa troveremo in G.O.T.S.

Immagino che le influenze che stanno alla creazione di Glory Of The Supervenient siano del tutto variegate, quali i gruppi e i generi che possiamo tracciare come riferimento?

-Meshuggah

-Dutch Uncles

-Mark Guiliana – Now vs Now

-Morgan Agren – Mats/Morgan

-Steve Reich

e molti altri

Pensate di rimanere un progetto interamente strumentale o possiamo aspettarci delle novità a riguardo in futuro, già sapete la direzione o la “forma” che prenderà corpo nelle vostre future composizioni?

Nelle prossime composizioni avremo sicuramente l’aggiunta della voce, e immagino che il progetto prenda una direzione più definita stilisticamente parlando.

La musica come fine, come passione trainante, quali sforzi e quanto studio si cela dietro la volontà di voler intraprendere un percorso “fuori dagli schemi”?

C’è una forza gigantesca che spinge al giorno d’oggi a cercare di creare qualcosa di nuovo, a sperimentare. Il mondo spinge verso l’omologazione al mainstream e alla mediocrità, alla banalità, eppure anche se non so bene perché o cosa sia questa forza creativa permane e continuerà ancora a lungo.

Siete soddisfatti del lavoro svolto da Overdub Recordings? Quanto conta al giorno d’oggi continuare a lavorare sul supporto fisico? La vostra musica fra l’altro proprio non riesco a vederla a solo scopo “virtuale/online”.

Siamo soddisfatti del lavoro della nostra etichetta e sono pienamente d’accordo, il supporto fisico porta con se un qualcosa, una concretezza che il digitale non restituisce. Forse è un’idea un po’ romantica ma in molti la pensano così ed è per questo che si continua a dire che la morte del fisico è imminente ma finora continua a tenere duro.

Noi vi ringraziamo e vi lasciamo come di consueto le ultime righe, hobbies e passioni, “proclami” o motti, ogni cosa non detta è sempre bene accetta.

Siamo noi a ringraziarvi moltissimo per questa intervista e per dare voce alla musica, G.O.T.S. ha grandi progetti per il futuro, seguiteci sulle nostre pagine social per non perdere tutte le novità in arrivo!

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