Head of the Demon – Head of the Demon

Anno 2012, dalla Svezia planava plumbeo questo progetto di personaggi già noti per monicker quali A Mind Confused e Kaamos. La nuovo incarnazione porta il nome di Head of the […]

Anno 2012, dalla Svezia planava plumbeo questo progetto di personaggi già noti per monicker quali A Mind Confused e Kaamos. La nuovo incarnazione porta il nome di Head of the Demon e rilasciava un disco di debutto omonimo sotto The Ajna Offensive.

I nostri suonano un doom metal horrorifico tenendo lo sguardo ben puntato all’indietro, si sprecano difatti riferimenti a Black Sabbath/Pentagram o Black Widow (possiamo anche tracciare una linea parallela che unisce direttamente questo prodotto alle uscite della label omonima nostrana). Una visuale negativa e mortifera dominerà inconstrata ogni traccia del disco, l’atmosfera è del tutto rituale e ogni passaggio è alimentato attraverso un’effige “nero pece”. Il lirismo estremo (che svaria da  inquietanti sussurri a momenti “narrativi”/catacombali o altri ancora dal taglio “possente”) rischia di far finire questo cd in posti e scaffali sbagliati, perché è la base doom a dominare su tutto (come se fosse una vecchia pellicola cinematografica), anche se ci troviamo con un “piede oltre” il classico-classico (trovo realmente sbagliato tirare fuori generi estremi nonostante l’oscurità di determinati frangenti).

Sei “nenie mortali” che tolgono l’aria, visioni occulte che si susseguono fra loro continuamente generando una forte senso d’asfissia, non è facile reggere la tutto sommato poca distanza dell’opera (appena 43 minuti), la musica degli Head of the Demon è come un sorriso luciferino che non ti toglie mai gli occhi di dosso, difficile sopportarlo per lungo tempo senza togliere la maschera diabolica nascosta nei recessi. E’ pura e semplice evocazione del male, un evocazione tetra, lenta e paziente, a tratti “ipnotica” e rassicurante, che vuole solamente alimentare l’approccio verso la propria forma. Se avete voglia di “fare gli splendidi” questo è “quel disco”, quello adatto da sentire in cantina con la sola luce delle candele ad illuminare le pareti circostanti; questa musica è esattamente il riflesso dell’ombra che ci proietterete sopra. Insomma un qualcosa da temere visceralmente.

Psichedelico e marmoreo, essenziale nell’approccio, le canzoni cadono lente e cadenzate, una processione di riffs d’altri luoghi e tempi ,una produzione in linea con lo spirito vecchia scuola e tanti bei momenti. I miei preferiti sono da inquadrare nella doppietta They Lie In Wait- Riding the Waste/Phantasmagoria (quest’ultima accattivante apice del disco per quanto mi riguarda) ma non si toglie niente al resto visto che ogni tassello si rende prezioso a suo modo.

Passi in lontananza, la musica del fato piazza qui un altro tassello importante per tutti gli amanti del genere.

About Duke "Selfish" Fog