Gehennah – King Of The Sidewalk

Cercate una colonna sonora adatta a quel festino programmato per il prossimo weekend? Chessò, magari una cultosa alternativa al solito Welcome To Hell in modo da aumentare i vostri “scene […]

Cercate una colonna sonora adatta a quel festino programmato per il prossimo weekend? Chessò, magari una cultosa alternativa al solito Welcome To Hell in modo da aumentare i vostri “scene points” per almeno una serata? Gioite cari fistbangers, la vostra occasione è arrivata!
Facciamo un salto indietro nel tempo andando a scomodare la tanto bistrattata Osmose Productions.

Hmmm… metà anni novanta, periodo a dir poco complicato per il metal in generale, in cui la maggior parte delle bands provava a reinventarsi al motto di “Novità a tutti i costi, mai voltarsi indietro!”. In mezzo quindi all’incompreso(?!) Stomp 442, al discusso Slaughter of the Soul, al paurosamente futuristico Demanufacture e l’altrettanto open minded(?!?!) Roots, la label transalpina lanciava sul grande mercato King of the Sidewalk degli svedesi Gehennah (da non confondere con i più intellettuali Gehenna di casa Cacophonous). La proposta musicale del quartetto borchiato? Sano ed incontaminato British old school rot’n roll (Motorhead / Venom / Warfare… the Big Three!). Tempi di esecuzione veloci e volutamente approssimativi, bulldozer bass a manetta, ritornelli che sembrano più boati da stadio, tempi di batteria alla Discharge e tutto quello che poteva soddisfare il palato dei capelloni dal torcicollo facile. Piccolo problema: in quel periodo se ne incontravano davvero pochi. Si, mi rivolgo proprio a voi… puri defenders of the faith, che avete sacrificato la vostra stessa vita in nome di uno smanicato di jeans e un paio di fuseaux colorati. Dov’ eravate nascosti quando questa band, insieme ai compagni d’etichetta InfernÖ, veniva sbeffeggiata, derisa a priori -non tanto per la qualità, ma esclusivamente per il genere suonato- dalla stampa internazionale, ormai persa nella disperata rincorsa alla new sensation del momento (Life Of Agony? Brrr…)?!
Voto quindi alla genuinità della proposta 10, con oscar per la miglior prestazione assegnato di diritto alla title track, sorprendentemente impreziosita da qualche cambio di tempo(!!) e altrettanto clamorosi assoli di basso (do you remember Let’s Fucking Die by Impaled Nazarene?).
Il rovescio della medaglia viene prontamente esibito nella parte lirico-attitudinale, al solito pregna di patetici proclami (da ritenersi rivoluzionari ai tempi di GG Allin, ma non alle porte del nuovo millennio, figurarsi nel 2013!) che illustrano perfettamente i pensieri, le incazzature e le preoccupazioni del metallaro medio (ma chiamatelo anche hard rocker, punkabbestia o come cavolo volete). Procediamo quindi con la santificazione di ogni forma alcoolica esistente, dell’ignoranza, della fondamentale trasandatezza (…ma perchè bisogna essere dei sucidi panzoni per seguire un certo tipo di musica non l’ho mai capito!). Riferimenti ai tanto odiati discotecari (il corvo che dice al merlo “Come sei nero!”) e un modo di fare tipicamente rissoso, nonchè eccessivamente maschilista, vanno a completare questo festival dello stampino.
Certo, alcuni spunti tipo Bitch with a Bulletbelt o ancora Saturdaynight Blasphemer hanno fatto scappare più di qualche sorriso anche ad “un cavernicolo che odia tutto e tutti” come il sottoscritto, ma è comunque la sensazione di fastidio a farla da padrone: voto sotto questo aspetto 2.

La sentenza finale quindi dipende esclusivamente da voi, da quello che cercate appena premuto il tasto play del lettore. Fermo restando che Il True Poserkiller considera the song lyrics nello stesso modo in cui un grande industriale stima i propri dipendenti, in tale filone è impresa quasi impossibile trovare situazioni… diciamo interessanti.

La cosa più inquietante è comunque un’altra: in questa vita tutto mi sarei immaginato, ma mai di arrivar quasi a rimpiangere una band come i Gehennah. Si stava meglio quando si stava peggio? Probabilmente si.

Alexander Il'ič Ul'janov

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