Death Tyrant – Opus De Tyranis

Dark e Bloodlord, vecchi ricordi ma costanti emozioni. L’ultima fatica Lord Belial rimane ancorata al 2008 e loro cosa fanno? si danno da fare per dare in pasto alle tenebre […]

Dark e Bloodlord, vecchi ricordi ma costanti emozioni. L’ultima fatica Lord Belial rimane ancorata al 2008 e loro cosa fanno? si danno da fare per dare in pasto alle tenebre una nuovo creatura, un nuovo pargolo che modifica solo in maniera millimetrica il loro inconfondibile stile. Se i primi dischi Lord Belial rimangono – ovviamente- un miraggio, almeno si resta in linea di valore con le loro ultime produzioni, d’altronde quando stile e classe ti contraddistinguono lo si sente subito distintamente, così un debutto fatto per restare magari in sordina come Opus De Tyranis assume contorni più che deliziosi, materia che si fa volere bene presto. Non chissà cosa certo, ma la musica dei Death Tyrant mette addosso voglia di essere ascoltata e riascoltata, lo fa attraverso una furia ben calibrata, selvaggia e l’uso sapiente di quella melodia Svedese (ma va!) che i già citati due volte hanno saputo ben esprimere lungo la loro carriera (non si possono infine omettere nomi quali Dissection e Naglfar, perché usciranno automaticamente e naturalmente “controvoglia”).

Di nove brani non c’è ne uno brutto e andando contro le usuali tendenze i migliori li troviamo proprio alla fine, o meglio così finisco a pensare ogni volta che termino un nuovo giro d’ ascolto del disco. Non conosco le varie ed eventuali sulla volontà di creare questa nuova realtà, ma di sicuro c’è da essere felici per come è partita e per come è stata capace di svilupparsi lungo i suoi tre quarti d’ora, un arco di tempo dove a dominare saranno furia melodica ed un acre incedere infernale.

Anche la produzione riporta la memoria seduta stante agli anni 90, ovvero a quando la pulizia sonora non era ancora tutto. The Awakening of Sleeping Gods culla nelle sue “dolci” spire e mette in mostra un songwriting tutt’altro che statico, melodie di trasporto e un forte senso spirituale, così mi piace, così dovrebbe sempre essere. Un sound scarno che tritura e armonie portatrici d’aria “ferrosa”, sembra di finire a vederla quella luce di copertina (peraltro molto bella) per poi cascarci lentamente dentro compiaciuti.
Le pallottole arrivano in successione, Pandemonium distrugge mentre Ixion – The Fallen Kings of the Laphits alimenta un particolare senso “battagliero” per niente fuori luogo (anzi quasi la sceglierei come “spot” per il disco). Baphomet è veleno nella sua forma più pura, The End è a suo modo teatrale e rutilante mentre Impending Day of Wrath tocca livelli veramente molto alti nei suoi rapidi intarsi. Cercare di descrivere la musica dei Death Tyrant resta comunque esercizio inutile perché si tratta di puro feeling, più qui che in altri casi, se scatta lo deve fare subito, è l’insieme a colpire, come l’impatto di una grossa onda, e una volta “acchiappati” di sicuro non vi mollerà più. C’è dinamismo a tenere lontana la noia, Tenebrae attinge fascino dal suo svolgimento,  A Greater Alliance scardina con quel suo riffeggiare cantilenante e nervoso, Wrath and Disgust suggella il tutto lasciando altrove lo spettro della noia, canzone quasi anathemica che difficilmente uscirà dalla testa a breve termine.

Encomiabile il lavoro che continua a svolgere -con alterni risultati- la Non Serviam Records nel suo continuare a battere una strada ormai altamente in disuso. Questo disco lo vivranno meglio i reduci “della vecchia era melodica Svedese” ma chissà che non riesca a spezzare qualche giovane cuore nel quale è racchiusa una certa arcana predisposizione. Quel che è certo è che vi aspetta un lungo e splendido viaggio se vi piace Opus De Tyranis e non conoscete così bene il passato.

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