Crucifyre – Infernal Earthly Divine

La Svezia non ha veramente mai mollato la presa nei confronti del proprio stile nel corso degli ultimi anni, c’è da dire però che ultimamente sta gettando sul mercato materiale […]

La Svezia non ha veramente mai mollato la presa nei confronti del proprio stile nel corso degli ultimi anni, c’è da dire però che ultimamente sta gettando sul mercato materiale a raffica abbastanza nostalgico e dal valore sempre almeo discreto. Fra alti e bassi sono così usciti poco prima dischi di Trident, Fracebreaker, Interment nonché i come-back di The Crown e Mithotyn (sotto l’effige di King of Asgard). A tutto questi si aggiunge una “nuova” band dal nome Crucifyre (una demo nel 2006 e poi questo “battezzo” datato 2010), pronta ad ingigantire le schiere dell’autentico metallo estremo svedese. A questa tornata i membri della formazione sono Erik Tormentor Sahlström (General Surgery, Maze of Torment) alla voce, TG (Morbid) e Urban Skytt (Regurgitate, Nasum e Crematory svedesi) alle chitarre e la coppia Henrik Doltz Nilsson/Yasin Hillborg per basso e batteria.

Infernal Earthly Divine esce per la Pulverised Records, etichetta che opera sempre bene e con passione, fra alterne uscite di band già affermate con altre in cerca di gloria. E saranno da inserire proprio tra quest’ultime i Crucifyre, nonostante il livello in termini di composizione non sia ancora su livelli eccelsi; non è affatto da buttare “l’evil” death metal della nuova compagine, ma la sensazione di un qualcosa di “grande” appena sfiorato pervade l’ascolto in lungo e in largo anche durante i suoi pezzi migliori.

Con Infernal Earthly Divine non ci troviamo di fronte a un lavoro monolitico e privo di respiro, i Crucifyre inzuppano i brani con soluzioni heavy/thrash con l’unico scopo di conferire forte dinamismo ad ognuno di essi. Il che rappresenta un’ arma a doppio taglio visto che molte volte le parti classiche appaiono lontanamente scontate lasciando un sentore di fretta nell’aria.
Ma allo stesso tempo sono sicuro che dal vivo anche i brani meno riusciti potranno acquisire quel qualcosa in più che manca alla prova in studio per poter emergere e quindi stupire.

I quaranta minuti di Infernal Earthly Divine passano in fretta fra alti e bassi, fra spezzoni emozionanti e altri abbastanza noiosi e privi di qualsivoglia scintilla emozionale. Alla fine un risultato sufficiente arriva a prenderselo comunque, grazie soprattutto al “mestiere” elargito, un gioco che fa leva sul tasto nostalgico e quindi fondamentale ai fini della critica.
Il meglio lo si sente ad inizio disco con i brani Born Again Satanist (piccolo anthem viscerale con una prova vocale rauca adeguata e parti musicali cha passano dai Necrophobic agli Slayer) e Kiss The Goat (thrrrash!!) passando per la lunga e ritualistica Hellish Sacrifice (il cantato femminile e l’atmosfera generale catapultano direttamente negli anni ’80) dove sembra di ascoltare i Dissection e Necrophobic macchiati al thrash metal. Poco sotto resta da sottolineare la doppietta formata da Witch Hammer (rudezza, Celtic Frost meets Sodom) e Thessalonian Death Cult (no, non è Dead Skin Mask!!), una canzone che sarebbe potuta benissimo finire nel disco reunion dei The Crown tanto per dirne una inerente agli anni in cui è uscito (come anche Hail Satan d’altronde).

Il livello di compiacimento riguardo la rimanenza stabilirà il risultato finale di Infernal Earthly Divine (la produzione fa il suo lercio dovere a questo giro) sono tuttavia abbastanza sicuro nel dire che nessuno si strapperà i capelli una volta finito di ascoltarlo. Potranno trarre sicuro giovamento da un suo ascolto solo gli inguaribili romantici rimasti fermi ad un “vecchio mondo musicale”, ma questa -sia ben chiaro- non è affatto una critica.

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