Blast Off – World of Lies

Secondo vagito su corta distanza consecutivo per gli spagnoli Blast Off (restiamo dunque in attesa del primo full-lenght, abbastanza inusuale se devo dire), parlarne è relativamente semplice e non richiede […]

Secondo vagito su corta distanza consecutivo per gli spagnoli Blast Off (restiamo dunque in attesa del primo full-lenght, abbastanza inusuale se devo dire), parlarne è relativamente semplice e non richiede alcun sforzo. L’ep si intitola World of Lies ed è uscito tramite Suspiria Records, i nostri sono propiziatori di un thrash metal quadrato, fluido e certamente ben prodotto, diciamo che i quattro pezzi proposti non impiegheranno troppo tempo nel fare breccia nelle giuste locations, ovvero quei luoghi terra-terra, dove non è obbligatoriamente richiesta la prova del “saper dimostrare qualcosa”. Avranno certamente tempo per questo “qualcosa” i Blast Off (per inciso, iniziare così non è affatto male, ed è certamente meglio di tanti esordi buttati lì con foga e assemblati giusto per fare o peggio, per tentare la buona sorte), intanto ingannare il tempo non sarà  difficile con World of Lies. La loro musica consiste nell’unire velenosamente scuola thrash metal teutonica (direi predominante alla fine, proprio grazie all’aspra prestazione vocale che attira l’attenzione su di se come un potente magnete) con quella americana, le canzoni guizzano via rapidamente (e te credo, sono 18 minuti) in un susseguirsi impetuoso e fulmineo.

Chitarre ferme su giri “corazzati” e da decalogo, basso che ricama curvilinei propositi uscendo ed entrando a proprio piacimento sotto i riflettori come si soleva fare un tempo, voce che non smette un solo attimo di spargere il demonio che la possiede. Tutto è assemblato per fare breccia e ricevere consensi, e l’insieme arriva a convincere senz’altro, però a pendere come una mannaia (e vizio comune delle più giovani thrash metal bands) troviamo l’incapacità di lasciare un segno tangibile, tutto scorre -e ci piace- ma quello che otterremo in cambio sarà solo una “lavagna vuota” dentro al cervello. E ci sta comunque, perché si parla pur sempre di primi passi, di una band che si ispira senza nasconderlo a Kreator/Destruction e Overkill/Testament/Exodus, partire “pagando” è assolutamente lecito (ma “doveroso” forse suona meglio).

I maniaci non ancora appagati dagli anni e da riffs ascoltati già migliaia di volte potranno farci un ghiotto pensierino, in più c’è da dire che la copertina “fumettosa” dice anche la sua nel tentativo d’invogliare quel passante ricoperto da capo a piedi di sole ed esclusive toppe prese chissà dove, e magari un bel giorno ne potremo scorgere pure una dei Blast Off (quale vittoria migliore?).
L’opener Magnicide e l’ultima Hunter of Evil sono i due pezzi ad avermi entusiasmato per la maggiore, ma più che altro -stringendo stringendo- è un rocambolesco finale a quattro sul fotofinish e nulla più, uscirne contenti -come avrete ormai capito- risulta abbastanza facile.

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