Askuror – Des Zornes eiserne Brut

I Tedeschi Askuror li seguo dagli esordi, erano i primi anni dopo il 2000 e la scena Black Metal era fiorente assai, uscite che fioccavano in continuazione accavallandosi senza fornire […]

I Tedeschi Askuror li seguo dagli esordi, erano i primi anni dopo il 2000 e la scena Black Metal era fiorente assai, uscite che fioccavano in continuazione accavallandosi senza fornire il minimo respiro all’appassionato di turno, nonostante gli sforzi risultava impossibile riuscire a seguirle tutte e si faceva quindi il possibile per fagocitarne il più alto numero possibile. Nel marasma di quegli anni riuscii a procurarmi i tre split rilasciati dalla band, il primo datato 2004 era con i Lord Themgoroth mentre un anno più tardi uscivano quelli con Vargshelske e Todesrune (su tutti c’era il marchio della cultosa Nordsturm Productions). Inutile stare qui a “quantificare” l’affetto che nutro nei confronti di codeste uscite che definire nascoste sarebbe poco, piccoli scrigni che non ti chiedono  null’altro che un briciolo di passione, ecco in questo gli Askuror non sono mai venuti meno, rozzi e barbari quanto i primi Graveland ma con il tipico “appeal” Tedesco (vedi ad esempio Bilskirnir) che solo in alcuni -ma per fortuna rari- casi realmente delude.
A volte mi si parano davanti chiari nomi nel tentativo di dare qualche coordinata più precisa, questa volta però non voglio andare oltre i pochi nomi fatti, vi deve bastare la provenienza e la parolina “underground” dopodiché le vostre azioni verranno da sole e spontanee, senza insolenti forzature.

Des Zornes eiserne Brut agisce per mezzo di quattro pezzi (tutti superiori ai sei minuti) “cantilenanti”, diciamo che la parola “impatto” può essere intesa come presente ed assente al medesimo tempo (il disco “entra” bene ma spesso fa giri larghi, mettiamola così), le chitarre vanno dietro a tale concetto scandendo tempi blandi e veloci secondo ispirazione, la voce “rantola” e si avvicina fortemente a territori depressivi, tal cosa scremerà di certo quella parte di utenza meno avvezza agli “eccessi” vocali diciamo più “sofferti” (tale concetto mi fa sorridere visto che pur sempre di urla si tratta). A colpire alla fine è l’omogeneità del prodotto che sembra non voler mai evadere dalla classica linea retta tracciata in partenza. Bene i bassi e l’atmosfera di “grigia asfissia” che si comincia a respirare sin dalla prima delle quattro, onde su onde che si ripetono portandosi dietro un “trionfo pagano” assai soddisfacente, quel tanto che basta da intimarne l’acquisto anche se magari “sottovoce”. Alla fine sono 28 -giusti- minuti senza grossi grattacapi, i sacrosanti apici non snaturano affatto la compattezza di un insieme che deve essere per forza assorbito nella sua interezza per riuscire a dare quel risultato di immobilità che sta a cuore a questo progetto.

Piccola menzione per il riffing della terza traccia Unter Rotem Himmel e quel suo effetto smaccatamente sensorial/invernale, gelo che discende valicando il concetto di pura e naturale essenza primordiale. Clima epico/sofferto a regnare incontrastato, se normalmente tutto ciò vi si confà potrete trarre facilmente il massimo da Des Zornes eiserne Brut, in fondo è una semplice richiesta quella posta alla base.

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