Ankhagram – Where Are You Now

Memore dell’ottimo Neverending Sorrow mi sono indirizzato fiducioso nel successivo lavoro di marca Ankhagram. L’euforia era scattata automatica una volta saputo che l’allora nascente Silent Time Noise Records aveva in […]

Memore dell’ottimo Neverending Sorrow mi sono indirizzato fiducioso nel successivo lavoro di marca Ankhagram. L’euforia era scattata automatica una volta saputo che l’allora nascente Silent Time Noise Records aveva in cantiere il fresco Where Are You Now. L’etichetta si trovava alla sua terza uscita dopo aver scovato i nostrani Consummatum Est e riproposto la “sicurezza” Sadael, anche in questo caso bisogna ammettere di come siano stati capaci di “guardare lungo”.

Il funereo death/doom metal di Ankhagram è elegantissimo, scandito su tempi ritmici “di presa” e dai tratti mai esageratamente soffocanti, le doti che avevo scoperto in precedenza sono state ora “sigillate” (melodicizzate ulteriormente) senza dare la minima parvenza di ruffianeria. Le composizioni si spostano nella loro lunghezza in modo arioso e pregevole, e solo in certi casi ci ricordiamo di essere di fronte ad un gruppo che suona un genere “non diretto” e spiccatamente “negativo”.
Ogni canzone è lo specchio della completa maturità qui raggiunta, ci sono tastiere a conferire la giusta profondità alle già profonde e penetranti chitarre, il vocione di Dead aumenta ulteriormente la dose di “sentimento” del tessuto sonoro.
A partire da Life’s Ocean assistiamo alla proposizione di brani mai scontati, la paura d’osare non trova rifugio e se va, e si assiste superbamente a diverse quanto prolifiche variazioni del manto melodico. Capiterà più di una volta di pensare “oh che bel momento, speriamo che ritorni” per poi realizzare che ciò non accadrà. Lo specchio di sensazioni avute è veramente ampio, ci sono rabbia e depressione ma anche speranza e leggiadro spirito gotico/onirico. Tutte queste caratteristiche non appaiono in forma frettolosa o in versione “collage”, riescono invece a convivere assieme ordinatamente, facendo pendere il giudizio verso nei confronti della più completa positività.
Lacrimevolmente tragico l’inizio di The Mistress, la canzone che a conti fatti mi ha emozionato maggiormente; ma quando le chitarre prendono il comando – seguite poco dopo dal growl- l’atmosfera che si giunge a respirare è una delle più complete, romantiche e semplici ascoltate (un dolcissimo cullare di note cupe). Trees of Feeling ha la funzione di lunga “strumentale senza esserlo” con la speciale presenza di parti sussurrate, il pezzo svolge alla perfezione il proprio compito di “trasporto e passaggio” mentre Shade You consolida e rafforza il valore dell’album con ampie colate di cemento armato, attraverso caratteristiche “sognanti” già collaudate in precedenza. Il finale assume aspetti inaspettatamente trionfali, prima con K.O.D (più sostenuta e “alta” rispetto al resto con tastiere poste in assoluta rilevanza), poi con la cover dei MGMT intitolata Kids, una grande canzone riproposta in maniera personale e “pirotecnica”. Impossibile cambiare la famosa melodia portante, ma possibile stravolgere il brano secondo le leggi del lento marchio Ankhagram (e provate a togliervelo dalla testa una volta conseguito).

Where Are You Now è un altro passo “tonante”, non riuscire ad udirne il fragore cosa ardua, un disco che ogni amante della scena doom estrema dovrebbe custodire gelosamente.

About Duke "Selfish" Fog