All Pigs Must Die – Nothing Violates This Nature

Nostalgia balorda! Ebbene sì, questa volta maledico il proverbiale, solido e cronico disinteresse che generalmente nutro verso la scena musicale contemporanea (tanto per non deludere le aspettative, ultimamente sto ripassando […]

Nostalgia balorda! Ebbene sì, questa volta maledico il proverbiale, solido e cronico disinteresse che generalmente nutro verso la scena musicale contemporanea (tanto per non deludere le aspettative, ultimamente sto ripassando tutto quel “delirio sperimentale” che ha caratterizzato la seconda metà degli anni ’90, con risultati sorprendenti!). Lo maledico perchè stava per far scivolare il monicker (non proprio eccitante, a dirla tutta…) All Pigs Must Die nel fastidioso tugurio dell’indifferenza.
Colgo quindi l’occasione per ringraziare immediatamente il mai avido di consigli Dukefog, che troppo spesso cerca di riaccendere in me la fiamma del metallo estremo più puro (li mortacci tua !) per avermeli consigliati recentemente, durante un pomeriggio quantomai afoso.

This is Boston, not L.A. !!! Qualcuno con un po’ di anni sulle spalle si ricorderà certamente di criminali come Jerry’s Kids, The Freeze, SS Decontrol, Slapshot: quella rabbia, quella sfrontatezza che ha incendiato le strade del New England durante i “favolosi” e “spensierati” eighties.
E’ bello, molto bello constatare come tale lesson in violence giochi un ruolo da protagonista sul nuovo Nothing Violates This Nature (potrebbe essere un attualissimo concept? Forse, sfortunatamente non ho ancora i testi sottomano).
Go !! Chaos Arise, Silencer bastonano subito a dovere, aggiungendo al solido involucro hardcore quella sferzata più metallica e decisamente swedish (Dismember & Entombed non sono poi così distanti) indispensabile per farsi rispettare da misantropi e tatuati di tutto il globo.
Ma non c’è tempo per riprendersi. Un devastante riff prossimo al grim unholy black satanizm introduce una quanto mai sinistra trilogia: Primitive Fear- Bloodlines- Of Suffering, è qui che esce fuori il meglio del disco e la buona personalità dei ragazzotti statunitensi (che è bene ricordare, non è certo gente di primo pelo). I tempi rallentano ma non l’ansia… si sono appena spalancate le porte del desolato mondo post-apocalittico narrato dai mitici Amebix, una terra prigioniera di atmosfere ossessive e catastrofiche. Call it crust punk or blackened core, I don’t care!

La seconda parte del platter non fa altro che confermare quanto di buono già detto in precedenza – beccatevi l’opener riff Frostiano di Faith Eather oppure ancora la “pettinata” di Aqim Siege – piazzando irruentemente Nothing Violates This Nature tra i must have del 2013.

Trentadue minuti di speranza per la musica pesa del nuovo millennio (… arridaje!). Fatevi un piacere, aggiungetelo alla vostra collezione, e crogiolatevi nel vederlo di fianco a Teachers quali Integrity e Wolfbrigade: anche queste sono le cose per cui vale la pena vivere.

Alexander Il'ič Ul'janov

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