Aenaon – Cendres Et Sang

Attivi dal 2007 i greci Aenaon ma arrivati al debutto (grazie alla nostrana Code666 Records)   solamente nel 2011 e dopo  “l’escalation gavetta” costituita da demo, ep e split (con i […]

Attivi dal 2007 i greci Aenaon ma arrivati al debutto (grazie alla nostrana Code666 Records)   solamente nel 2011 e dopo  “l’escalation gavetta” costituita da demo, ep e split (con i Satanochio). Il disco prende il nome di Cendres Et Sang e mostra lati maturi e acerbi allo stesso tempo. Forse gli Aenaon hanno voluto fare il passo più lungo della gamba nell’insistere senza timore sopra un tipo di musica freddo e forzatamente meccanico, roba che dovrebbe ricevere uno “svezzamento” migliore forse. Troppo spesso un senso di piattezza mi ha pervaso, questo nonostante i nostri mettano in scena un’ottima prova strumentale/compositiva (da rivedere solo la prova del cantante, possibile causa di qualche “mal funzionamento” di troppo). La durata Cendres Et Sang non aiuta di certo, l’esasperazione cova dietro l’angolo, pronta a non perdonare nulla, diciamo che qualcosina verso metà album poteva -e doveva- essere tolta per favorire un ascolto meno difficoltoso. Tirando le somme non si scende sicuramente sotto una “valida” ed estesa sufficienza, soprattutto con il pensiero di trovarci di fronte ad una band intenta a “manifestare” il suo primo passo discografico, posto fra l’altro anche nelle condizioni ideali per farsi notare.

Per rendere meglio l’idea di cosa suonino gli Aenaon provate ad immaginate il sound Dodheimsgard (privo delle sue folli sperimentazioni però, pensate al loro lato classico o “fluido” e non certamente ai primi loro dischi) misto a ciò che sono diventati nel tempo gli Emperor con i loro ultimi dischi, aggiungete un certo lirismo di marca Arcturus/Borknagar e diciamo che sarete vicini nel centrare il concetto. Su tutto questo (produzione importante, questo bisogna specificarlo) applicate qualche vaga struttura melodico/furente tipica della loro madre terra (se ne usavano in abbondanza con me sfondavano una porta aperta), cose avvicinabili a gruppi come Septic Flesh (quando posso li chiamo con il nome al quale sono abituato), Nightfall e Rotting Christ.

Le migliori canzoni le troviamo subito e a fine disco, la doppietta Suncord (qui davvero notevoli nel piazzare chitarre greco/svedesi d’assoluta classe) e Psychonautic Odyssey si fa certamente notare (così come Grand Narcotic Harvest con le sue balzane linee vocali) spianando la strada al resto (peccato solo per il conseguente “cedimento”). Il finale vede invece la presenza di una perla melodico/avantgarde dal nome Black Nerve (forte trasporto generale e parti cantate particolarmente indovinate), e la cover “esperimento” tratta dalla colonna sonora di Eraserhead di David Lynch (magari fuori luogo, ma dai suoi effetti terapeutici ed inusuali, pollici in su!).

Il resto che come già detto rovina (ma non azzoppa) un po questo debut, niente di così “clamoroso” sia chiaro, perché canzoni come Grand Narcotic Harvest , Once Infinite e Necroscope fanno comunque il loro lavoro di saldatura (se ci sono delle falle queste sono sempre prontamente tappate). Un voto capace di volteggiare sulla sufficienza, abbastanza particolare dunque, ma le doti ci sono, e sono pure di un certo spicco, si percepiscono distintamente, ma devono essere limate per poter colpire in maniera “totalizzante”.

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